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COPENAGHEN/ Carraro (Ca’ Foscari): salvare il clima mondiale, una “mission impossible”

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Considerando che le attuali concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno ormai raggiunto i 430 ppm CO2-eq (circa 380 ppm CO2) l’obiettivo di 2 °C non sembra di facile attuazione, anzi, ha una buona probabilità di essere ottenuto solo attraverso uno sforzo di riduzione delle emissioni immediato, di notevole entità, globale e inevitabilmente costoso. Nello specifico, le emissioni di gas serra dovrebbero essere ridotte praticamente a zero sin dal 2030-2035 in tutti i paesi Oecd. Condizione altamente improbabile e forse nemmeno auspicabile per gli elevati costi che comporterebbe. Inoltre questo quadro si basa su ipotesi di immediatezza dell’azione e completa cooperazione nelle politiche climatiche internazionali; la storia e l’attuale situazione nelle negoziazioni sul clima ci pongono davanti ad un contesto diametralmente opposto. Inoltre, un ritardo nella partecipazione non comporterebbe solo l’impossibilità di raggiungere l’ambizioso obiettivo dei 2 °C ma anche un costo globale per il sistema economico significativamente più alto.

 

Lo sviluppo e l’assestamento delle tecnologie a bassa emissione richiede inevitabilmente l’incentivazione e il supporto pubblico? E per quanto tempo?

 

L’obiettivo di stabilizzazione dei gas serra richiede trasformazioni radicali nel nostro sistema economico e nel il nostro stile di vita. Il settore energetico può giocare un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi ma ha bisogno cambiamenti costosi che possono essere raggiunti solo attraverso cospicui investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca e sviluppo da intraprendere nei prossimi decenni. Tale scenario richiede politiche pubbliche lungimiranti e ben definite al fine di fornire incentive economici adeguati e mobilizzare risorse finanziarie sufficienti. Guardando a questo settore, un livello di riferimento deve essere lo sforzo in ricerca degli anni successivi alle due crisi petrolifere degli anni settanta.

 

Quali sono allora le contromosse più urgenti?

 

È richiesto l’utilizzo su larga scala di una serie di tecnologie a basso contenuto di carbonio attualmente disponibili e lo sviluppo ed l’implementazione di quelle che si attende saranno commercializzate nei prossimi anni, come la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCS). In tale contesto l’incentivazione e il supporto pubblico risultano indispensabili. Sono necessari prima di tutto incentivi economici alla ricerca e sviluppo nel campo delle nuove tecnologie sulle fonti energetiche alternative e su quelle di risparmio ed efficienza energetica.

In secondo luogo, a livello di regolamentazione sarebbe utile istituire un regime di autorizzazione e controlli legati alla diffusione delle energie rinnovabili e alle misure di efficienza energetica omogeneo, in modo da incentivare lo sviluppo di nuovi settori di attività economica che portano con sé occupazione e iniziativa imprenditoriale.

Infine, si potrebbe considerare l’istituzione di una carbon tax sulle emissioni o sull’uso di combustibili fossili che da una parte rappresenterebbe un incentivo certo e stabile ad investire in nuove tecnologie e in ricerca e sviluppo e dall’altro genererebbe un flusso certo di proventi fiscali che potrebbe essere ridistribuito per stimolare gli investimenti stessi.

 

Le azioni di adattamento sono realistiche? Come valutarne i costi? C’è una diffusa intenzione di perseguirle?

 

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COMMENTI
30/11/2009 - potrà mai l'Italia? (Fabrizio Terruzzi)

preoccupa la capacità dell'Italia a far fronte a questi problemi, visto che la classe politica è interessata soprattutto a escort e trans. Non a caso gli stessi verdi al governo nulla hanno prodotto. Fabrizio