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SCOPERTE/ Vulcani: i primi a studiarli furono i monaci benedettini

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Accolta dunque in quello che può essere ritenuto il tempio del sapere del monastero di San Nicolò l’esposizione mette in scena l’interdisciplinarità che diede origine parallelamente ad approfonditi studi nel campo dell’antiquaria, della vulcanologia, della geografia, della botanica, della agronomia, della mineralogia e della astronomia, che mirano a restituire la peculiare fisionomia storica e naturalistica della città “all’ombra del vulcano”. «Emblematica in questo senso è la figura di Vito Maria Amico, teorizzatore, alla metà del Settecento, dell’indissolubilità del binomio storia-geografia. È significativo inoltre che l’istituzione ecclesiastica, privilegiando una disciplina come la botanica, abbia consentito di sviluppare ad alcuni dei suoi esponenti competenze che trovarono anche uno sbocco nell’insegnamento universitario. Sottesa, comunque, alle loro indagini nei diversi campi di studio, rimase sempre la necessità di contemperare scienza e fede. Valga l’esempio di una personalità come l’abate Emiliano Guttadauro, iniziatore degli studi botanici al monastero e al quale si deve l’orto botanico impiantato sul terreno lavico limitrofo. In Guttadauro la passione per la scienza – non solo per la botanica ma anche per la malacologia (studio dei molluschi, ndr) – si trova unita ad una moderna sensibilità umana e religiosa, invalsa a partire dagli ultimi decenni del Settecento».

A evocare le arti del titolo della mostra contribuiscono inoltre l’imponente Meridiana nel pavimento della navata centrale della chiesa di San Nicolò, il cui progetto nel 1841 venne affidato dall’abate Corvaja a due scienziati d’oltralpe il tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen e il danese Christian Frederick Peters; mentre le tarsie in marmo delle costellazioni furono eseguite dal lapicida Carlo Calì su disegno di Thorvaldsen; e il monumentale organo costruito da Donato del Piano, ammirato da tutti i viaggiatori in Sicilia della seconda metà del Settecento e dell’Ottocento, da cui risulta evidente la passione dei monaci per le questioni relative all’acustica e per la musica.

 

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