BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FISICA/ “Vedere la scienza”, il viaggio di un fotografo all’interno del CERN

Pubblicazione:

occhiosgranatoR375_14ott08.jpg

 

Adesso che nei tunnel del Cern il super acceleratore LHC è ripartito, la curiosità cresce nell’attesa che le collisioni tra i fasci di particelle pesanti riescano a stanare il principale ricercato: il bosone di Higgs, cioè  la particella che dovrebbe farci capire la natura della massa che riempie l’universo. I passi di questa avventura sono puntualmente segnalati dal sito web del Cern ma rimbalzano subito su una miriade di blog in tutto il mondo: le informazioni quindi non mancano. Quello che può essere interessante aggiungere è una visione dello scenario nel quale agiscono i fisici delle particelle; come pure una sottolineatura della portata culturale dell’impresa e dei nodi concettuali che sottendono un progetto gigantesco come quello realizzato a Ginevra dalla comunità scientifica internazionale.

Uno strumento utile per esplorare queste dimensioni è il volume Gli anelli del sapere- INFN x LHC – Il contributo italiano alla più grande ricerca sulla fisica delle particelle al Cern di Ginevra, curato da Federico Brunetti in collaborazione con INFN, Cern e Politecnico di Milano; con i contributi di Roberto Petronzio, Pierluigi Campana, Sandro Centro, Maria Curatolo, Marcella Diemoz, Eugenio Nappi, Marco Paganoni, Lucio Rossi, Walter Scandale, Romeo Bassoli. Una sorta di visita guidata che parte dalle fasi di progettazione e costruzione di LHC, corredata da spettacolari immagini e densa di provocazioni che vanno dall’idea di design a quella di macchina e di esperimento. Ne abbiamo parlato con lo stesso curatore.

 

Come vede in LHC, e nella fisica delle particelle in genere, la compresenza delle due categorie di elementare e complesso?

 

Dal mio punto di vista, esterno alla fisica ma metodologicamente interessato alle modalità di rappresentazione della ricerca scientifica, pare di intuire un paradosso fondamentale: tanto la scienza si adopera a voler scoprire quello che già c’è, tanto cerca di svelare le dinamiche che fanno sì che la natura esista in quanto tale, includendo noi stessi che ne facciamo parte. Un tale percorso cognitivo che in verità accompagna la storia della scienza dalle sue origini, simile alle procedure cognitive insite nell’apprendimento infantile attraverso il gioco, è per sua natura sterminato, nella reciproca relazione tra il mondo scomposto nelle sue infinite o infinitesimali complessità; il soggetto, indagandolo, svela le proprie capacità di intelligenza in azione.

La Big Science ha dischiuso una nuova dinamica cognitiva a “rete” che permette di affinare le competenze dei ricercatori e pone le condizioni delle più disparate sinergie tra le conoscenze e i progetti. Nella ricerca contemporanea sono evidenti numerosi esempi di cross-science: dalle neuroscienze, alle genetica, fino alla profonda affinità che si sta verificando tra la macro-fisica astronomica e la micro-fisica delle particelle. Da questo punta di vista mi pare che la possibilità di un pensiero unitario o “elementare” sia non meno carico di un essenziale valore cognitivo di quello che esplori i versanti della alta complessità.

 

Nel progetto di un’impresa come LHC la complessità sembra dominante.

 

CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >