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COPENAGHEN/ Come finirà la corsa a ostacoli per salvare il pianeta?

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Tra le posizioni negoziali sostenute dai diversi schieramenti geo-politici sono molto rilevanti quelle degli stati delle piccole isole, minacciate direttamente dagli impatti climatici, che chiedono al mondo di ridurre da subito le emissioni di gas serra, non avendo loro alcuna responsabilità in merito; quelle dei Paesi in via di sviluppo che chiedono riduzioni massicce da parte dei Paesi sviluppati in nome del principio delle «responsabilità storiche»; quelle degli Stati Uniti e dei loro alleati più stretti che vorrebbero spostare il grosso delle riduzioni nel futuro, vincolando in questi impegni anche i Paesi in via di sviluppo. Infine, l’Unione Europea che sta lavorando per un compromesso da approvare a Copenhagen.

Per il momento sembra essere tutto ancora possibile, inclusa l’eventualità che le decisioni assunte dalla COP15 possano non essere testi legali vincolanti, pronti a dare l’avvio al periodo di impegni successivo al 2010, spostando così la loro approvazione alla successiva Conferenza. In questo senso, sarà cruciale l’alta sessione negoziale prevista per questa settimana che vedrà gli interventi dei Capi di Stato di oltre 190 Paesi.

Nell’attesa, mentre i delegati attraversano il palazzo dei congressi, portando con sé le parole che andranno ad eliminare le tante opzioni ancora contenute nelle proposte negoziali, centinaia sono gli eventi scientifici collaterali che coinvolgono scienziati ed esperti riconosciuti a livello mondiale (Rajendra Pachauri, Wangari Maathai, Vandana Shiva, Robert Watson...).

 

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