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AMBIENTE/ Il Papa e la natura: tornare a credere nell’uomo per salvare il creato

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Tra le prospettive aperte basterà citare l’importanza della solidarietà inter e intra generazionale, che spinge a una particolare attenzione verso le condizioni future del Pianeta e chiama in causa soprattutto “la responsabilità storica dei Paesi industrializzati”.

Altro contributo propositivo è l’invito a incentivare una ricerca e sviluppo che si metta a servizio dell’uomo, nella consapevolezza che “la tecnica non è mai solo tecnica” ma espressione dell’uomo, dei suoi desideri, delle sue idealità.

Infine, l’urgenza di una nuova mentalità che “induca tutti ad adottare nuovi stili di vita”. Ma anche qui la proposta è in positivo e non secondo la logica delle pura rinuncia e del “meno è bello”. Una logica che può arrivare a scelte come quella di Mathis Wackernagel, californiano presidente del Global Footprint Network, che dalla ribalta internazionale di Copenhagen ha dichiarato: «per limitare l’impatto ambientale della sua famiglia ho rinunciato a mettere al mondo un secondo figlio: è quello che fa aumentare di più il nostro peso sull’ecosistema». Gli stili di vita cui allude Benedetto XVI sono quelli «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti».

Forse in queste concitate giornate del summit, pochi delegati nella capitale danese avranno trovato il tempo per considerare queste riflessioni. Tuttavia i prossimi dibattiti ambientali, se vorranno uscire dalla sterile contrapposizione ideologica, potranno trovare qui dei punti solidi da cui ripartire.



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COMMENTI
17/12/2009 - Io credo al Papa (claudia mazzola)

Ho sempre pensato che il creato sia prezioso, l'uomo anch'egli è creato, è salvando me che si salva il creato!