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UNIVERSO/ Perché Van Gogh non conosceva la galassia NGC 5195 ma l’ha dipinta?

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Tra le tante suggestioni destate dalla rassegna proposta da Barrow, ci piace evidenziare quella legata a un accostamento tra astronomia e pittura. C’è un oggetto astronomico nella costellazione boreale dei Cani da Caccia, classificato nel catalogo Messier come M 51, che comprende due galassie: la più grande è una classica galassia a spirale, scoperta dallo stesso Charles Messier nel 1773 e nota come Galassia Vortice; l’altra è una galassia satellite agganciata alla prima tramite un braccio di gas e polveri stellari e si deve accontentare di essere identificata da una sigla: NGC 5195. Ebbene, le moderne tecniche di fotografia nell’infrarosso hanno rivelato un volto nuovo della strana coppia, mettendo in risalto le nubi di gas e polvere da cui si formano le stelle e consentendo una miglior spiegazione del meccanismo di rotazione dei bracci a spirale. A questo punto Barrow ripropone la celebre Notte stellata dipinta da Van Gogh nel 1889 (quella col cipresso in primo piano) e fa notare i vortici di luce che si agganciano come le due galassie in M 51: «non è un’immagine scientifica; non ha alcun ruolo nello studio delle galassie; ma nell’ultimo secolo ha rappresentato una sorta di icona impressionistica delle stelle, imprimendosi nella mente degli scienziati e degli amanti dell’arte come un punto di contatto tra l’arte e l’universo».



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