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SCOPERTA/ Curare i tumori può essere un rischio per il cuore, ecco come evitarlo

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È abbastanza difficile distinguere gli effetti poiché fino ad ora gli oncologi che seguono i pazienti non sono specializzati in cardiologia e quindi evidenziano il problema con un generico “evento cardiovascolare”. Nello studio che ho condotto con il Professor Francesco Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'IRCCS MultiMedica e professore di Cardiochirurgia all’Università Statale di Milano siamo andati ad analizzare tutti i possibili aspetti degli effetti chemioterapici dannosi per il cuore e la circolazione. Abbiamo evidenziato vari tipi di alterazioni: ad esempio uno dei farmaci più usati in alcuni tumori mammari, l’anticorpo anti erbB2, trastuzumab-avastin, blocca l’attività di una molecola coinvolta nel tumore al seno, che nel cuore ha però normale funzione fisiologica. Proprio per la somiglianza con la molecola presente nei tumori, il cuore rischia di essere danneggiato dal farmaco.

 

Possono insorgere altri problemi?

Altri effetti possono essere a livello della pressione sanguigna: gli antiangiogenici classici possono causare ipertensione o emorragie polmonari. Un’altro effetto può essere la creazione di trombi che ostruiscono i vasi e quindi causare problemi di tipo infartuale. Possono poi verificarsi danni di tossicità sulle cellule del miocardio, quelle proprie del muscolo cardiaco. Questi effetti valgono per la maggior parte dei chemioterapici e non per una classe in particolare.

 

Come mai ad essere colpito è proprio il cuore e non altri distretti corporei?

 

In realtà la tossicità riguarda anche altri distretti corporei ma i danni sono meno critici. L’evento cardiovasolare invece, soprattutto se inatteso, può causare gravi effetti come la morte. In passato spesso la mortalità era attribuita tutta alla malattia neoplastica mentre ora sappiamo che può anche dipendere dalla terapia. L’appello che vorrei lanciare è che queste situazioni si possono evitare e prevenire facendo in modo che, chiunque venga sottoposto a terapia antitumorale, sia monitorato a livello cardiovascolare. Controlli quali elettrocardiogramma, ecocardiografia, misura della pressione, livelli di colesterolo e altri marcatori.

 

Esistono molecole in grado di limitare il danno o è da ripensare totalmente lo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali?

 

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COMMENTI
29/12/2009 - Chemio e cancro (loris SOleri)

E' ora di andare oltre, parlando di cancro. E' ora di dire chiaramente che la chemioterapia non è una terapia, è solo un business (1.341 milioni di euro l'anno su 4.142,6 di spesa complessiva per i farmaci). La frattura tra medicina commerciale e scientifica è sempre più grave e progressiva. LA CHEMIO, SU 100 AMMALATI DI TUMORE, CONSENTE A 2,3 DI SOPRAVVIVERE 5 ANNI E ALL'1% 10 ANNI. AL DI SOTTO DEL 30% DI RISULTATI UNA CURA SI RITIENE INUTILE. E la politica gioca per le lobby: il governo Prodi nella finanziaria 2007 (al comma 796, lettera Z), ha abrogato la disposizione di legge introdotta nel 1998 sotto pressione dell’opinione pubblica, la cosiddetta «legge Di Bella» (articolo 3, comma 2 D.L. numero 17 del 23 febbraio 1998, convertito con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, numero 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche, al momento in gran parte disattese dal prontuario del ministero della Salute. Questa legge per anni ha consentito ai medici ed ai pazienti di utilizzare farmaci di cui esisteva un razionale d’impiego scientificamente testato e ampiamente documentato, ma ignorato dalle commissioni ministeriali. Con la finanziaria 2007 la disposizione 94/98 non è più applicabile. L’attuale governo non è ancora intervenuto su queste disposizioni. La chemio è un veleno somministrato. "Medico, cura te stesso."