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SCOPERTA/ Curare i tumori può essere un rischio per il cuore, ecco come evitarlo

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Innanzitutto bisognerebbe valutare più attentamente, durante lo sviluppo dei chemioterapici, gli effetti a livello cardiaco. In secondo luogo si è visto in maniera quasi paradossale che i pazienti cardiopatici, che normalmente assumono farmaci per questo tipo di patologie, sono meglio protetti dai danni dei chemioterapici. L’idea è dunque quella di poter utilizzare questi farmaci in maniera preventiva prima della chemioterapia.

 

Cardiologi ed oncologi abbiamo compreso essere due figure fondamentali: c’è collaborazione tra le due parti o siamo ancora lontani?

 

In un certo senso siamo ancora lontani perché la gestione del paziente viene fatta in maniera diversa a seconda di dove entra a farsi curare per primo. Nel nostro lavoro abbiamo descritto un modello chiamato “sliding doors” in cui ipotizziamo una donna con un tumore del colon occulto (di cui non è a conoscenza) e qualche piccolo problema di tipo cardiaco. Passando prima dal cardiologo sopravviverà ai problemi cardiaci ma ignorerà del tutto i seri problemi del tumore. Se invece passerà per prima dall’oncologo, attraverso l’analisi del sangue occulto nelle feci e la colono-scopia, verrà curata con farmaci antitumorali ma rischierà di essere vittima di un possibile infarto. L’idea della presenza di un cardio-oncologo curerebbe in maniera efficace entrambe le patologie.

 

Esistono reparti di cardiologia negli istituti oncologici proprio per far fronte a queste problematiche?

 

Il concetto di cardio-oncologia è stato portato avanti da qualche anno dall’Istituto Europeo di Oncologia dai cardiologi Carlo Cipolla e Daniela Cardinale, un progetto originale e all’avanguardia perché gli istituti oncologici, non hanno normalmente la presenza di un reparto cardiologico. Nell’istituto dove presto servizio (IRCCS MultiMedica) abbiamo sia cardiologia e cardiochirurgia che oncologia proprio a sottolineare l’importanza dei due campi di ricerca e la loro collaborazione. La speranza è quella che in futuro tutti gli istituti sia oncologici che cardiologici e i policlinici siano dotati di una divisione di cardio-oncologia.

 

(a cura di Daniele Banfi)



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COMMENTI
29/12/2009 - Chemio e cancro (loris SOleri)

E' ora di andare oltre, parlando di cancro. E' ora di dire chiaramente che la chemioterapia non è una terapia, è solo un business (1.341 milioni di euro l'anno su 4.142,6 di spesa complessiva per i farmaci). La frattura tra medicina commerciale e scientifica è sempre più grave e progressiva. LA CHEMIO, SU 100 AMMALATI DI TUMORE, CONSENTE A 2,3 DI SOPRAVVIVERE 5 ANNI E ALL'1% 10 ANNI. AL DI SOTTO DEL 30% DI RISULTATI UNA CURA SI RITIENE INUTILE. E la politica gioca per le lobby: il governo Prodi nella finanziaria 2007 (al comma 796, lettera Z), ha abrogato la disposizione di legge introdotta nel 1998 sotto pressione dell’opinione pubblica, la cosiddetta «legge Di Bella» (articolo 3, comma 2 D.L. numero 17 del 23 febbraio 1998, convertito con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, numero 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche, al momento in gran parte disattese dal prontuario del ministero della Salute. Questa legge per anni ha consentito ai medici ed ai pazienti di utilizzare farmaci di cui esisteva un razionale d’impiego scientificamente testato e ampiamente documentato, ma ignorato dalle commissioni ministeriali. Con la finanziaria 2007 la disposizione 94/98 non è più applicabile. L’attuale governo non è ancora intervenuto su queste disposizioni. La chemio è un veleno somministrato. "Medico, cura te stesso."