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SCOPERTA/ Magenes (Università Pavia): vi racconto come funziona la mano bionica che si muove con il pensiero

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Assolutamente no. Non è che si arrivi a “interpretare” i pensieri della gente. Si tratta di una  correlazione. In linea teorica potrei fare la stessa cosa con un elettrocardiogramma facendo sì che a ogni battito del mio cuore si stringa una mano artificiale. Questo non significa che il mio cuore pensi di voler stringere la mano. L’unica differenza consiste nel fatto che il movimento del cuore è involontario, mentre un pensiero è riproducibile volontariamente.

 

Ci sono altre strade battute per la realizzazione di protesi efficienti come questa?

 

Diciamo che questa è una delle strade. Personalmente io sto lavorando alla stessa mano, allo stesso progetto di Pisa, però con l’intenzione di farla muovere mediante l’azione di soli due muscoli. Numerosi studi di fisiologia hanno infatti dimostrato che con due soli impulsi il 90 per cento delle azioni di una mano naturale può essere riprodotto. Già lavorando con un mouse a questa mano artificiale, e usando i due impulsi destra/sinistra alto/basso, siamo riusciti a farle compiere il 90 per cento dei movimenti naturali. Attualmente questa via è molto più “rodata” dal momento che l’immediatezza con cui i pazienti imparano ad adoperare la protesi è superiore rispetto a quella “a comando cerebrale”.

 

Siamo così abituati a parlare male della ricerca in Italia che spesso ci stupiamo delle nostre eccellenze. Come è messo il nostro Paese (sembrerebbe piuttosto bene) nei confronti della ricerca in questi campi?

 

Devo dire che in questi settori, la robotica antropomorfa e l’interfaccia uomo-macchina, gli italiani sono messi molto bene, sono all’avanguardia in tutti e due i campi. Il risultato di cui stiamo parlando è un esempio perfetto della sinergia fra queste due eccellenze. Personalmente non sono mai d’accordo con chi critica la nostra ricerca. Il problema risiede piuttosto nella scarsità dei fondi, molto meno nella preparazione scientifica media dei nostri studenti e ricercatori. La questione della ricerca in Italia somiglia un po’ a quella del turismo. Non mancano le idee e le competenze, così come non mancano i musei e le opere d’arte, ma se l’investimento è scarso, si produce poco di più di quanto è stato investito.

 

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