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SCOPERTA/ Magenes (Università Pavia): vi racconto come funziona la mano bionica che si muove con il pensiero

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Le avevamo sognate da sempre: protesi in grado di muoversi come arti naturali, ossia con l’impulso del pensiero. E ora ci siamo (quasi) arrivati. Il merito è di una ricerca tutta italiana che ha messo a punto la prima mano artificiale in grado di eseguire movimenti grazie alle onde cerebrali e, in parte, attraverso gli impulsi trasmessi dai nervi. Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Magenes, docente di bioingegneria presso l’Università degli Studi di Pavia, che lavora a numerosi progetti relativi all’impiego dello stesso prototipo di mano artificiale

 

Professor Magenes, una mano bionica che si muove con il pensiero ed è in grado di “sentire” gli oggetti afferrati. È una notizia inaspettata?

 

Direi che non è del tutto inaspettata. Infatti è già un certo numero di anni che si sta lavorando in vari laboratori del mondo su due principali terreni di studio. Il primo riguarda la costruzione di mani biomeccatroniche, cioè di mani sostanzialmente artificiali che siano in grado di riprodurre quasi tutti movimenti di una mano naturale. L’altro aspetto concerne invece l’interfaccia con il sistema biologico naturale, con il segnale biologico diretto. In questo caso particolare la mano è stata realizzata tramite l’analisi dei potenziali elettrici generati dal cervello.

 

Può spiegare meglio quest’ultimo aspetto?

 

Come dicevo, non è la prima volta che si arriva a risultati simili. Da anni stiamo lavorando su quella che viene chiamata brain computer interface ovverossia il registrare l’attività elettrica del cervello per metterlo in relazione ad azioni possibili realizzate da macchine. Vengono analizzate le onde cerebrali dell’elettroencefalogramma. Quando si compiono le azioni motorie il cervello emana onde cerebrali. Vengono segnalati quali sono i pattern, i segnali, comuni a queste onde per provocare conseguenti azioni su macchine. Finora esperimenti simili si sono concentrati su azioni esterne al corpo: far andare avanti e indietro un trenino piuttosto che un cursore su un monitor o comandare l’accensione di qualcosa. In questa occasione lo stesso principio è stato adattato alla protesi di una mano. Sembra semplice, ma è il risultato di un lavoro di anni e anni.

 

Se dunque da molto tempo si effettuano simili esperimenti qual è la novità fondamentale legata alla notizia della mano bionica?

 

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