BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCOPERTE/ Ma cosa può importare al bosone di Higgs del dibattito darwiniano?

Pubblicazione:

grandenubeR375_30dic09.jpg

 

È quanto accade ad esempio quando un programma studiato e preparato con cura e pazienza da anni entra nel pieno della sua operatività. Come è avvenuto nel maggio scorso col lancio congiunto delle missioni Herschel e Planck della Agenzia Spaziale Europea (Esa): destinati, il primo a raccogliere la radiazione infrarossa per studiare la formazione delle galassie e delle stelle; il secondo a condurci in un viaggio nel tempo per rivelarci i lineamenti dell’universo bambino fotografati con estrema precisione. Ora i due satelliti hanno iniziato a scodellare nei computer dell’Esa le lunghe liste di dati e per gli astrofisici è iniziato un periodo febbrile ed eccitante di “lettura” del linguaggio cosmico che ci potrebbe permettere di sfogliare i primi capitoli della storia del nostro universo.

Ma mentre cercano le tracce incise nello spazio-tempo miliardi di anni fa, gli astrofisici non perdono di vista quanto sta succedendo nelle gallerie sotterranee del Cern di Ginevra, dove è ripartito il superacceleratore LHC, dopo parecchi mesi di suspence dedicati a una manutenzione dei 27 km di cavi superconduttori e delle apparecchiature programmate per rivelare la particelle fondamentali della materia. Si è così riaccesa la speranza che la grande macchina possa stanare il ricercato speciale, quel bosone di Higgs responsabile della massa presente nell’universo; va detto peraltro che la maggior parte dei fisici che in tutto il mondo lavorano per LHC non avevano mai perso la fiducia nella prosecuzione della loro avventura e nella possibilità di trovare, oltre all’Higgs, qualcosa che faccia “luce” sulla materia “oscura”, dando così una mano ai colleghi cosmologi.

Se l’anno galileiano è finito in bellezza, non altrettanto si può dire dell’altra ricorrenza storica: il duplice anniversario darwiniano. Dopo mesi di convegni e di eventi divulgativi, dove ha avuto una buona prevalenza l’approfondimento critico sulle teorie evoluzionistiche, è arrivato il colpo di coda del contestato finanziamento del Cnr alla pubblicazione degli atti di un convegno che ha portato alla ribalta anche in Italia quel conflitto tutto ideologico e poco scientifico tra evoluzionisti e creazionisti, che sembrava confinato nel contesto culturale Nordamericano.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
31/12/2009 - Il mito dell'evoluzionismo (SM ML)

L'articolo, letto senza superficialità, mostra un certo pregiudizio nei confronti dei cosidetti "creazionisti": si crede che quest'ultimi avanzino le loro idee solo sul campo ideologico e non scientifico, squalificando in questo modo qualsiasi loro tentaivo di dimostrare l'infondatezza delle teorie di Darwin come pregiudiziale. In realtà, se si fosse avuto la bontà di partecipare al convegno in questione e di leggerne poi gli atti si sarbbe pouto constatare come il nucleo essenziale del dibattito fosse stato di natura scientifico grazie agli interventi non di filosofi ma di scienziati altamente qualificati. Mi sembra la medesima storia del "clima": i cattolici, pur di non scontentare il mondo, vanno a braccetto con certe teorie che di cattolico hanno ben poco - e ciò che è cattolico, quindi vero, non può che avere riscontri positivi nel campo delle Scienze.