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ENERGIA/ Il tiro mancino che l’Unione Europea sta giocando all’Italia. Una rappresaglia?

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Nei giorni scorsi la Commissione UE ha presentato una notevole mole di proposte di investimento nel campo dell’energia, per il biennio 2009-2010. Le proposte, particolarmente importanti visto che riguardano un settore come quello dell’energia-ambiente al quale l’Europa sta dedicando grandissima attenzione, lo sono a maggior ragione in questo momento in quanto si inquadrano nel piano anticrisi europeo.

Nell’occasione il presidente Barroso ha fra l’altro dichiarato che bisogna trarre insegnamento dalla recente crisi Russo-Ucraina sul gas e rilanciare progetti che contribuiscano a colmare le lacune delle interconnessioni energetiche dell’Unione. In effetti dei 3,5 miliardi di euro che verrebbero stanziati, 1.750 milioni sono per progetti di interconnessione di elettricità e gas; 500 milioni andrebbero all’eolico offshore e ben 1.250 milioni sono dedicati allo sviluppo di impianti per cattura e sequestro della anidride carbonica (CCS). Questi ultimi fanno parte della “fissazione” europea sulle emissioni di anidride carbonica e sui cambiamenti climatici, ma rappresentano in ogni caso un possibile, enorme volano per l’ammodernamento di tutte le tecnologie di utilizzo del carbone, in un settore che ha senz’altro grande bisogno di rinnovarsi dopo una stasi di decenni.

Purtroppo di questa grande mole di denaro sembra che all’Italia siano direttamente riservate solo delle briciole: 100 milioni per il gasdotto ITGI-Poseidon dalla Turchia all’Italia e 100 milioni per l’elettrodotto Sicilia-Calabria (connessione da Sorgente a Rizziconi). Niente dell’eolico offshore riguarda l’Italia; e niente neppure nel campo degli impianti CCS, nel quale peraltro le assegnazioni sembrano fatte quasi “a pioggia”, con 250 milioni assegnato a ciascuna delle iniziative CCS proposte da Germania, Olanda, Inghilterra, Polonia e Spagna-Portogallo (eppure nel campo dei CCS l’Italia partecipa a pieno titolo ai progetti di ricerca europei).

Il governo italiano, che si era mosso in anticipo, già molti giorni fa con il premier in persona, facendo presenti le esigenze italiane soprattutto nel campo delle interconnessioni elettriche (Italia-Tunisia e Italia-Balcani) e dei rigassificatori, ha prontamente reagito con una lettera di protesta del ministro Scajola indirizzata al commissario dell’energia Andris Piebalgs, nel quale l’Italia si dichiara “ingiustamente penalizzata” e richiede una pronta revisione del piano europeo.

Ma sembra abbastanza evidente che qualcuno della UE voglia in qualche modo far pagare all’Italia le concessioni che qualche tempo fa sono state spuntate dal nostro governo sull’attuazione del pacchetto 20-20-20, e forse far scontare anche la scarsa attenzione che al carbone è attualmente riservata nella produzione elettrica italiana.

La partita non è del tutto chiusa in quanto l’elenco delle opere da finanziare dovrà essere sottoposto il prossimo giovedì 19 febbraio all’esame della Commissione Energia, mentre l’approvazione definitiva del piano non avverrà prima di marzo-aprile.

Da indiscrezioni riportate dall’agenzia giornalistica Quotidiano Energia, sembra che l’Italia punti a far rientrare nella lista almeno l’impianto di rigassificazione di Porto Empedocle e il progetto CCS che era stato presentato per Torvaldaliga Nord (dove esiste già una moderna centrale a carbone dell’Enel, appena entrata in servizio) e che il governo sembra voglia insistere nuovamente sul fatto che senza i suddetti progetti l’Italia rischia di non centrare gli obbiettivi del pacchetto 20-20-20: vedremo come andrà a finire.



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