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ENERGIE ALTERNATIVE/ I-GET, come produrre elettricità dal sottosuolo

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Si è parlato molto di Italia alla recente conferenza internazionale I-GET dedicata all’esplorazione geologica e geofisica per lo sviluppo dell’energia geotermica svoltasi a Potsdam (Germania) nell’ambito di un progetto dell’Unione Europea. Secondo i dati diffusi al termine dei lavori dal Helmholtz-Association of German Research Centres, nella sola zona di Travale-Larderello (Toscana) ci sarebbero riserve geotermali con un potenziale paragonabile a quello di mille impianti di energia eolica.

In effetti l'Italia è stato il primo paese al mondo a sfruttare questa fonte energetica, con il primo impianto di generazione realizzato nel 1913 proprio a Larderello, quando si è capito che era possibile sfruttare il calore delle profondità terrestri. Infatti, la temperatura interna del nostro pianeta aumenta via via che si scende nel sottosuolo; questo aumento è detto gradiente geotermico ed è di circa 3 gradi per ogni cento metri di profondità. Attraverso le fratture degli strati rocciosi le acque e i vapori riscaldati salgono verso la superficie e vengono intercettati e raccolti dai pozzi geotermici.

Attualmente in Toscana sono attive centrali geotermiche a Larderello, Travale e Monte Amiata e forniscono circa l'1,5% della produzione totale dell'energia elettrica nazionale; ma siti interessanti per questa fonte energetica ci sono anche in Lazio, Emilia, Veneto e Campania. In tutto il mondo il contributo energetico da fonte geotermica è tuttora in crescita: agli inizi del 2000 risultavano installati nel mondo impianti geotermici per una potenza totale di circa 8.000 MW, con una produzione di energia elettrica di circa 50 TWh (miliardi di chilowattora). Il Paese guida è ovviamente l’Islanda, che ha un parco di installazioni geotermiche da 500 MW per generare energia elettrica; ma anche in Germania non scherza, con i suoi 100 MW; e altri Paesi attivi in questa direzione sono Usa, Nuova Zelanda, Messico, Filippine, Indonesia e Giappone.

Il convegno di Potsdam aveva l’obiettivo di tracciare un primo bilancio del programma europeo I-GET Integrated Geophysical Exploration, dedicato allo sviluppo di nuove tecnologie per sfruttare i sistemi termali situati in fratture profonde della crosta terrestre. Si stano infatti mettendo a punto metodi geofisici avanzati per esplorare in condizioni di sicurezza le potenziali riserve geotermali e ridurre i rischi e le spese per perforazioni infruttuose. Il fine è quindi di consentire una più efficace selezione e pianificazione dei siti adatti per future installazioni di produzione geotermica.

I nuovi approcci sono stati testati in Europa in quattro zone con differenti condizioni geologiche e termodinamiche: su rocce metaformiche a Travale, su rocce vulcaniche a Hengill in Islanda, e in due depositi in sedimenti profondi a media temperatura a Gross-Schönebeck in Germania e a Skierniewice in Polonia. La metodologia si basa sulla combinazione delle misure di velocità sismica e di conducibilità elettrica del sottosuolo, dalle quali si possono ricavare informazioni circa le caratteristiche del materiale roccioso in profondità.

I risultati del programma I-GET contribuiranno ad alimentare le aspettative per questa fonte di energia che si può considerare tra quelle rinnovabili. Per il medio e lungo termine si sta studiando anche la possibilità di perforare pozzi in zone dove non ci sono serbatoi naturali e si prevede un interessante sviluppo della tecnica basata sull'utilizzo di rocce calde secche (hot dry rock) situate in profondità: si tratta di pompare acqua fredda fino ad alcuni chilometri sotto la superficie terrestre per farle incontrare rocce calde e poi recuperarla, sotto forma di vapore, per azionare turbine in superficie e infine, una volta raffreddata, pomparla di nuovo sottoterra.



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