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IL RICORDO/ Addio a padre Stanley Jaki, una vita spesa a sposare Scienza e Fede

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Per chi voglia approfondire il tema del dialogo fra pensiero scientifico e teologia cattolica alla luce dello sviluppo storico della scienza, l’opera del benedettino Stanley Jaki è e resterà un riferimento obbligato e una fonte preziosa di giudizi sintetici, di documentazione e anche di citazioni originali spesso trascurate o censurate dalla pubblicistica politicamente corretta. Ora padre Stanley Ladislas Jaki ha concluso il suo intenso cammino terreno: è morto a Madrid, nella Clinica de la Conception, lo scorso 7 aprile 2009, alle ore 13.15 circa, alla presenza di quattro amici, venuti da Italia, Spagna e Usa, che pregavano per lui, tenendolo per mano. Si era recato in Italia per tenere alcune lezioni al Master in Scienza e Fede del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Si trovava in Spagna per visitare alcuni amici, prima di ritornare in Usa. Causa della morte sono le conseguenze di un infarto di cui aveva sofferto (senza accorgersene) mentre si trovava ancora in Roma. Ricoverato in ospedale subito dopo il suo arrivo a Madrid, è rimasto pienamente cosciente per i primi due giorni finché i medici l'hanno posto sotto sedativi a causa delle apparecchiature necessarie per aiutare la respirazione.

Padre Jaki era membro onorario della Pontificia Accademia delle Scienze e aveva ricevuto il Premio Templeton nel 1987 dalle mani del principe Filippo di Edimburgo. Nato in Gyor (Ungheria) nel 1924, era stato inviato dalla sua abbazia ungherese di Pannonhalma a Roma per completare gli studi. Ordinato sacerdote ad Assisi nel 1948, e dopo aver ottenuto una laurea in teologia al Sant'Anselmo di Roma, era stato inviato dal suo ordine in Usa, dove ha conseguito una seconda laurea in fisica nel 1957, avendo come relatore il premio Nobel H. Hess. Per motivi di salute è stato (nelle sue parole) damnatus ad litteras, ossia condannato a scrivere.

Una lunga gestazione ha preceduto il suo primo libro, The Relevance of Physics (L'importanza della fisica). Ha in seguito scritto numerosi libri sulla storia della scienza, e sui rapporti fra scienza e religione: il più noto in Italia è forse La strade della scienza e le vie verso Dio (Jaca Book 1988), una potente cavalcata attraverso la storia della scienza tesa a dimostrare come «una scienza fattibile è nata solo all’interno di una matrice culturale permeata dalla ferma convinzione che la mente umana fosse capace di individuare nel regno delle cose e delle persone un segno del loro creatore». Per riprendere un tema da uno dei suoi ultimi libri, c'è un confine invalicabile fra quel che la scienza può stabilire (ossia fra ciò che può essere misurato dalle scienze esatte), e quel che invece spetta alla filosofia e alla religione (ossia tutto ciò che non può essere misurato con i metodi scientifici). Solo l'uomo può fare una sintesi di questi di campi che non comunicano fra loro, e nessuno dei due campi (ad esempio la scienza) può pretendere di invadere l'altro. Padre Jaki usava la figura di un pallone aerostatico, che si libra sopra una catena montuosa, esattamente sopra lo spartiacque. Le acque dei due bacini acquiferi non comunicano, ma l'uomo può vederli e utilizzarli entrambi.

Padre Jaki ha anche scritto numerose opere di carattere teologico, oltre a una introduzione alla propria filosofia, disponibile in italiano col titolo Il messaggio e il suo mezzo (Fede & ragione editore, Verona). Ricordiamo qui solo la serie di opere dedicate alla figura di un grande convertito del secolo XIX, il Card. Henry Newman, e un libro dedicato alla conversione al cattolicesimo di Sigrid Undset. Stava ancora scrivendo al momento della morte, erano prossimi alla conclusione un opuscolo dedicato alla Vergine di Guadalupe, un commento alle Litanie del preziosissimo sangue, e il testo delle lezioni tenute al Master in Scienza e Fede, sul tema “Il miraggio del conflitto fra scienza e fede”.

Chi scrive ha avuto il privilegio di essergli vicino negli ultimi dieci anni (è stato più volte ospite della mia famiglia) e anche negli ultimi dieci minuti della sua vita. Sono stato testimone della sua profonda fede, della sua incredibile cultura, e onorato della sua amicizia. Credo che il suo contributo sul tema del rapporto scienza/religione sia stato esemplare. Amava citare il detto di San Paolo sul “culto ragionevole” che dobbiamo offrire al Signore; e la sua vita è stata un esempio di questo “culto ragionevole”.

 

(a cura di Antonio Colombo)



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