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PASQUA/ Baima Bollone: la Sacra Sindone, una questione ancora volutamente aperta?

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Il dottor Pierluigi Baima Bollone è esperto famoso in tutto il mondo della Sacra Sindone. Docente ordinario di medicina legale all’Università di Torino ha scritto numerose pubblicazioni a difesa delle prove di autenticità della reliquia. In occasione della festa della Resurrezione di Cristo il sussidiario.net lo ha voluto intervistare chiedendogli a quale punto sia la disputa scientifica intorno a quella che potrebbe essere la più importante reliquia della storia

 

Dottor Baima Bollone, quali sono le ultime novità scientifiche relative alla Sacra Sindone?

 

In realtà, come molti sanno, di novità “ultime”, nel senso di approfondimenti nello studio della reliquia, non ci sono né ci possono essere, dal momento che gli ultimi esami diretti sono stati eseguiti nel 1978 e la prova del 14Cè di dieci anni dopo.

Invece, proprio a proposito di quest’ultima, è da segnalare che gran parte della comunità scientifica, a fronte di innumerevoli convegni e riflessioni, è pressoché convinta dell’errore di quell’esame. In realtà tutti criticano l’esito, sebbene manchi la causa razionale che avrebbe condotto a un errore nella valutazione.

 

Che cosa fa sì che l’opinione della scienza stia cambiando?

 

Tutto il complesso delle indagini di ogni tipo e genere intorno al Lenzuolo. Indagini merceologiche, sul tessuto, sul sangue, sui pollini, sui criteri stilistici, di storia dell’arte, sulla presenza delle più svariate tracce. Sono tutte prove che depongono a favore di un esito che designa il reperto come un lenzuolo funerario riferibile all’epoca di Gesù e riconducibile a quell’ambiente. Il Lenzuolo non ha davvero nulla di medievale, è molto difficile, se non impossibile, che si tratti di un artefatto posticcio, come alcuni hanno pensato. Insomma la bilancia pende dalla parte delle prove tradizionali che vengono ormai ribadite in quasi tutte le occasioni di dibattito. In base a queste  possiamo dire che tutto è riferibile all’area dei monti della Giudea circa duemila anni fa.

 

Non è possibile che il risultato delle analisi effettuate nel 1988 sia stato compromesso dai numerosi incendi subiti dal reperto?

 

Sì, questo può essere. Gli incendi e le temperature raggiunte possono aver contribuito in certa parte a falsare il risultato delle analisi. Ma ci sono tante altre cose che potrebbero aver contribuito in misura più o meno rilevante parte a falsare il tutto. Uno dei motivi cui penso personalmente potrebbe anche riguardare il fatto che all’epoca delle analisi un vero metodo per datare i tessuti non fosse stato ancora messo bene a punto.

 

La Sacra Sindone rappresenta per chi è credente un oggetto di indubbio interesse, ma spesso i media ne parlano più come fenomeno da baraccone che come un interessante segno interrogativo sulla realtà. Crede che un giorno si possa almeno arrivare a definirla scientificamente una “reliquia”?

 

Penso che su questo versante siamo in dirittura di arrivo. Intanto possiamo incominciare a credere alla concreta possibilità e alla forte probabilità che si tratti di un reperto antico autentico, quindi ad avere anche un imprimatur dalla comunità scientifica. È ovvio che per l’imprimatur della Chiesa non sono qualificato a rispondere e ignoro quanto avvenga all’interno della Santa Sede in merito alla Sindone.  

 

Ci sono aree ostili però in ambito scientifico al riconoscimento di un reperto autentico. Ad esempio il Cicap, centro di ricerche sul paranormale, è spesso critico nei confronti del Lenzuolo.

 

Ciascuno è libero di scrivere quello che vuole, se la cosa lo rende contento. Ma direi in primo luogo che già definire “paranormale” l’ambito delle indagini sulla Sindone è un concetto sbagliato. L’atmosfera è assolutamente estranea al paranormale. Si tratta di un oggetto archeologico da interpretare, punto. Fermo restando che se anziché Gesù le ipotesi sulla Sindone avessero riguardato un qualsiasi altro personaggio storico, ad esempio Cesare, da anni, coi risultati che abbiamo conseguito, sarebbe esposta in un museo con la targhetta “Giulio Cesare”. Insomma da un punto di vista scientifico la quantità di prove a favore non solo supera enormemente quelle contrarie, ma è anche ben al di là dei parametri normalmente accettati per dichiarare legittimamente la veridicità di qualsiasi reperto. È un po’ come quanto avviene per i Vangeli. Noi accettiamo con molte meno riserve e attraverso assai meno prove l’autenticità di moltissimi altri scritti antichi.



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