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CYBERSPAZIO/ Se anche “Second Life” può rivelarsi utile all’apprendimento

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Generalmente quando si parla di “ambiente di apprendimento” l’immagine che compare immediatamente nella nostra mente è di una classe tradizionale, arredata con banchi, sedie, cattedra, lavagna d’ardesia.

L’associazione tra i due termini è immediata forse perché da sempre la classe ha rappresentato il principale luogo dedicato all’acquisizione di contenuti e abilità. Essa però non è certo l’unico ambiente nel quale gli studenti apprendono. Ne esistono tantissimi altri, molti dei quali legati alla vita quotidiana e tanti altri che, seppur “non reali”, sono sempre più utilizzati in ambito didattico a seguito delle risposte positive che l’utilizzo di questi ambienti consente di ottenere nei processi di apprendimento. Ci si riferisce ai mondi virtuali.

Chi si occupa di didattica e tecnologie non può che essere incuriosito dalla molteplicità degli usi dei mondi virtuali per scopi didattici. Anche perché, secondo quanto confermano le sperimentazioni effettuate in questi ambienti, i mondi virtuali sembrano consentire un apprendimento maggiore rispetto alla lezione tradizionale. Essi presentano l’informazione attraverso l’utilizzo di diversi canali di comunicazione, soddisfacendo così i diversi stili di apprendimento degli studenti. Consentono di sviluppare il pensiero critico e un approccio creativo ai problemi. Inoltre, in ambiente virtuale non si “trasmette” una conoscenza, ma se ne favorisce una “costruzione” guidata, attraverso la partecipazione ad “esperienze d’immersione” finalizzate all’apprendimento, in cui lo studente assume un ruolo attivo. Uno dei mondi virtuali sicuramente più conosciuti è Second Life. Inventato nel 2003, dalla società americana Linden Lab, SL è un vero e proprio universo virtuale, plasmato a proprio uso e consumo dagli stessi residenti. E’ sufficiente scaricare il programma e crearsi l’avatar, l’alter ego virtuale, per aver accesso a questo mondo in continua crescita, dove si può fare davvero di tutto: teletrasportarsi da un posto all’altro; visitare musei, gallerie d’arte, la ricostruzione di ambienti del passato; prendere parte a delle conferenze; acquistare un terreno per creare situazioni di vita “reale”. 

È un ambiente dinamico, aperto, interattivo, in cui si ha la possibilità di conoscere persone, con cui interagire concretamente e insieme alle quali condividere delle esperienze all’interno di uno spazio comune. Ed è per via di queste sue peculiarità che questa piattaforma virtuale è sempre più spesso utilizzata per scopi educativi e formativi. Prima di imbattersi nell’avventura di SL, sarà opportuno però trascorrere del tempo come cittadini del posto. Farsi un’idea delle caratteristiche dell’ambiente e vedere ciò che è stato realizzato da altri saranno le fasi necessarie da seguire per poter poi costruire degli ambienti di apprendimento virtuali ad hoc, in grado di rispondere realmente ai bisogni formativi dei nostri studenti.

Per fare questo sarà necessario partire armati di curiosità e pazienza: come per l’introduzione di ogni nuova tecnologia, i risultati della sperimentazione di un nuovo modo di fare didattica dipenderanno in gran parte dall’entusiasmo che i docenti saranno disposti a mettere in campo. Del resto si sa, non ha senso imporre metodi didattici perché ritenuti moderni o per potersi considerare un’istituzione scolastica all’avanguardia. Senza il coinvolgimento attivo dei docenti si finirebbe per utilizzare SL solamente per una questione di moda momentanea, correndo il rischio di sprecare tempo e risorse nella costruzione di ambienti virtuali che non abbiano alla fine una reale utilità per gli scopi educativi e formativi prefissati.

In casi del genere si otterrebbero dei risultati insoddisfacenti, che porterebbero inevitabilmente a considerare SL in maniera superficiale, ossia come un “giochino” utilizzato da qualche “docente originale”, facendo perdere di vista così le reali potenzialità che un utilizzo appropriato dei mondi virtuali può invece offrire in ambito didattico.

 

(Loredana Lupo)



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