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EFFETTO SERRA/ Anche l’EPA con gli ambientalisti: questione di scienza o di interessi?

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Nel grande dibattito sui cambiamenti climatici si è nei giorni scorsi pesantemente inserita la Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia americana per l’ambiente, presentando ufficialmente un documento per il quale l’attesa era già nell’aria da un paio di mesi, con copie informali del testo che giravano in vari blog pro e anti ambientalisti.

Il Clean Air Act, la legge quadro americana che regola tutta la materia relativa alla qualità dell’aria, assegna importanti ruoli istituzionali all’EPA, che in questo caso ha dovuto rispondere ad un quesito della Corte Suprema degli Stati Uniti di quasi due anni fa, posto a seguito di una petizione presentata da vari movimenti ambientalisti. Si trattava in sostanza di dichiarare e di motivare, in particolare ottemperanza alla sezione 202 (a) di questa legge quadro, se sulla base delle conoscenze scientifiche attuali i cosiddetti gas serra, alle concentrazioni attuali in atmosfera, costituiscono un pericolo per la salute ed il benessere pubblici.

In sostanza l’EPA ha risposto affermativamente al quesito, con le due principali dichiarazioni contenute nel citato documento (che ha un titolo un po’ criptico, Proposed Endangerment and Cause or Contribute Findings for Greenhouse Gases under the Clean Air Act, imposto dai formalismi della legge):

- le concentrazioni attuali in atmosfera e quelle previste per il futuro di un mix di sei principali gas serra - anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido nitrico (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), perfluorocarburi (PFCs) ed esafluoruro di zolfo (SF6) - minacciano la salute pubblica e il benessere delle generazioni presenti e future (tecnicamente, sulla base delle regole del Clean Air Act si tratta di un endangerment finding, cioè di una dichiarazione di pericolosità);

- l’emissione combinata di CO2, CH4, N2O e HFC da veicoli a motore nuovi e dai motori dei veicoli circolanti contribuiscono alla concentrazione atmosferica dei principali gas serra, e quindi alla minaccia di cambiamento climatico (tecnicamente questo viene definito come cause or contribute finding, cioè dichiarazione di causa o contributo).         

Le opinioni espresse dell’EPA, per il momento non configurano alcun obbligo per l’industria o per altre entità, né implicano automaticamente nuove regole nell’ambito del Clean Air Act, ma è chiaro che queste dichiarazioni rappresentano un notevole stimolo a rivedere gli atteggiamenti di rifiuto e di chiusura che i precedenti governi di oltre Atlantico hanno finora mantenuto nei confronti di regole per la limitazione dell’emissione di gas serra. Atteggiamenti, ben diversi da quelli di governi entusiasti del Protocollo di Kyoto, come quello dell’Unione Europea, e che il Presidente Obama sembra intenzionato a cambiare, ma che si confrontano con notevoli resistenze tuttora presenti in molti settori di interesse e di opinione all’interno degli Stati Uniti.

Sul corposo documento dell’EPA è ora iniziata una pubblica inchiesta che rimarrà aperta fino al 23 giugno. In questo periodo i cittadini americani hanno facoltà di presentare le loro osservazioni ed anche di presenziare a due audizioni pubbliche sul documento che si terranno in maggio, in due diversi Stati.

Lo scontro fra posizioni pro e anti ambientaliste si annuncia duro, anche perché la presa di posizione dell’EPA, e del suo pugnace presidente Lisa Jackson (di recente nomina presidenziale), vista in particolare la situazione attuale dell’industria automobilistica americana viene da alcuni considerata una specie di “intervento a gamba tesa”, mentre altri lo considerano uno stimolo al rinnovamento dell’industria stessa.



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