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PALEONTOLOGIA/ In Canada alla scoperta della (vera) valle incantata dei dinosauri

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Si torna a parlare di dinosauri: non per un nuovo film o per un romanzo ma per ritrovamenti fossili che rivelano aspetti sconosciuti dei grandi rettili che hanno dominato il Pianeta tra il Triassico e il Cretaceo; in qualche caso si arriva anche a modificare lo scenario classico che ipotizza la grande estinzione avvenuta 65 milioni di anni fa a seguito dell’impatto con un meteorite e della successiva catastrofe ambientale.

Le ricerche del professor Federico Fanti, delDipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali dell’Università di Bologna, riguardano le fase precedente l’estinzione e pochi giorni fa è uscito sulla rivista internazionale Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology un suo articolo, firmato insieme a Tetsuto Miyashita, dell’università canadese di Alberta, che documenta gli ultimi interessanti resti fossili rinvenuti in Nord America.

 

Ci può descrivere la località dove sono avvenuti i ritrovamenti di cui si parla nell’articolo?

 

La località si trova nella provincia dell’Alberta, in Canada, vicino alla cittadina di Grande Prairie. L’area è di per sé molto conosciuta per quello che riguarda i ritrovamenti fossili.

La novità sta nel fatto che finora le zone di ritrovamento si trovavano fino ad oggi di norma circa 400/500 km più a Sud e, paradossalmente, gli animali che abbiamo adesso rintracciato sono più simili alla fauna dell’Alaska rispetto che a quelle adiacenti all’Alberta meridionale.

L’Albertosauro, ad esempio, è il classico teropode presente in questo settore.

Ecco, i fossili ritrovati hanno poco o nulla a che fare con questo animale.

 

In particolare, che cosa è stato trovato?

 

È stata trovata un’area di nidificazione che praticamente rappresenta la più settentrionale finora conosciuta a livello mondiale. Attualmente ne viene ipotizzata un’altra molto piccola in Siberia, ma non è stata ancora scientificamente descritta. Quindi questa è la rappresentazione più nordica di un luogo dove i dinosauri si ritrovavano per deporre le proprie uova. Precisamente si tratta di due tipologie di dinosauri: quelli a becco d’anatra, gli adrosauri, e quelli con le corna, parenti del triceratopo, i ceratopsi.

 

Quali sono le principali differenze tra gli adrosauridi e i terapodi?

 

Gli adrosauri, o adrosauridi, sono generalmente quelli che si identificano con il becco ad anatra. In quell’area alcuni elementi di questa gruppo raggiungevano anche i venti metri di lunghezza. Per associazione con gli animali di oggi, si immagina che si muovessero in enormi branchi e che proprio per il loro caratteristico becco dovessero essere legati a una vegetazione da ambienti acquatici.

“Teropodi” è la parola generica per indicare i dinosauri carnivori, tra cui anche il già citato Albertosauro. Quello che è risultato evidente nella ricostruzione di questo ecosistema è come diversi tipi di teropodi predassero animali diversi in base alle proprie dimensioni: chi gli adulti, chi i piccoli e altri ancora erano indifferenti alla taglia della preda.

 

Si può parlare di una paleocomunità?

 

Certamente. Il lavoro svolto ha preso di mira due aspetti: i fossili che sono stati raccolti e le rocce in cui erano conservati.

In primo luogo si è fatta una ricostruzione dell’ambiente dalla quale è emerso che in quell’epoca la zona fosse ricca di paludi, fittamente vegetata e vicino a un fiume relativamente grande: una pianura alluvionale, in poche parole. Poiché nell’area coesistevano ambienti vicini ma comunque diversi, sono stati ritrovati diversi animali a seconda del settore a loro più congeniale. Nelle zone più ricche d’acqua si rinvengono ad esempio le lucertole, i cuccioli di rettile, i piccoli mammiferi. Sono infatti settori nei quali gli adulti o gli animali troppo grossi si sarebbero facilmente impantanati. A mano a mano che ci si allontana dalla zona palustre e si va verso la pianura estesa, ci si accorge del graduale trasformarsi dei fossili nelle forme di una comunità adatta a quell’ambiente. Appaiono cioè grandi animali, di 15/20 metri, con esigenze del tutto differenti. In tutti i casi si nota sempre e comunque l’associazione carnivori/erbivori: cioè dove c’è un piccolo erbivoro c’è un piccolo carnivoro e viceversa.

 

Un altro motivo di novità è relativo al periodo, il tardo Cretaceo. Non siamo molto lontani dall’estinzione …

 

È un periodo in cui buona parte del Nord America era sommerso dall’acqua. L’area scoperta documenta la varietà di specie che si trovava in Alberta e i fossili rinvenuti rappresentano a tutti gli effetti un tramite fra le varietà poco conosciute dell’Alaska, cui sembrano essere molto simili, e quelle arcinote, tra cui l’Albertosauro appunto, che si trovano, come ho detto, molto più a Sud.

 

Cosa ne pensa della recente ipotesi che i dinosauri possano essere sopravvissuti alla grande estinzione in un'area remota del New Mexico e del Colorado?

 

I dinosauri sono in effetti sopravvissuti al limite K-T (il confine tra Cretaceo e Terziario, 65 milioni di anni fa) mediante l’evoluzione negli uccelli a partire da 140 milioni di anni fa. È comunque dimostrato proprio dai fossili dell’Aberta che qualcosa nei precedenti esemplari si fosse già incrinato prima dell’arrivo del meteorite. Ritengo quindi improbabile che siano sopravvissuti quei tipi di dinosauro.



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