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CHIMICA/ L’enigma dell’ultimo elemento scoperto: e adesso che nome gli daremo?

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Che nome dareste al centododicesimo elemento chimico? Chi ha delle proposte potrebbe tentare di mandare il suo suggerimento agli esperti dell’International Union of Pure and Applied Chemistry (IUPAC), l’organismo internazionale che nelle prossime settimane dovrà venire a capo del problema stabilendo una volta per tutte il nome dell’elemento. Un compito non facile, visto che la Tavola Periodica, proposta nel 1869 dal russo Mendeleev, per denominare gli elementi scoperti dopo la sua prima formulazione ha quasi sempre immortalato i nomi di scienziati famosi e molti di quelli più noti sono già stati assegnati. Ci sono, è vero, altre possibilità, come quella di dedicare l’elemento chimico a una nazione o a una città: c’è così l’Americio, il Francio, il Germanio, il Darmstadtio; ma sono una minima parte.

Questo centododicesimo è l’ultimo dichiarato ufficialmente: è di pochi giorni fa la notizia del suo riconoscimento da parte dello IUPAC che ha inviato una lettera allo scopritore Sigurd Hofmann con la richiesta di proporre un nome che, una volta valutato, verrà ufficializzato entro poche settimane. L’elemento peraltro non è una novità: è stato scoperto nel 1996 nei laboratori tedeschi dell’acceleratore lineare del Centro Helmholtz per la ricerca sugli ioni pesanti (GSI) di Darmstadt da un gruppo internazionale guidato da Hoffman stesso, che è riuscito a produrne i primi atomi facendo collidere dentro i 120 metri della cavità tubolare del GSI ioni di zinco proiettati ad alta velocità contro un bersaglio di piombo. Il nuovo elemento è derivato dalla fusione dei due nuclei e il suo numero atomico è la somma dei numeri atomici degli atomi di partenza: è appunto 112, pari al numero di protoni presenti nel nucleo.

L’atomo, nel suo complesso è il più pesante finora trovato, circa 277 volte di più del primo elemento della Tavola cioè l’idrogeno. È un metallo, appartenente al settimo periodo e al Gruppo 12, lo stesso dello Zinco e del Mercurio; come quest’ultimo dovrebbe anche essere liquido alle condizioni normali. Si tratta di un elemento artificiale, che si forma solo per pochi istanti per poi decadere; l’ultimo elemento naturale infatti, il Renio, è stato scoperto nel 1925. Le scoperte successive hanno riguardato elementi artificiali sempre più pesanti, ottenibili solo negli acceleratori come il GSI. Qui in effetti, negli ultimi trent’anni sono stati scoperti cinque nuovi elementi chimici i cui numeri atomici vanno dal 107 al 111; le scoperte sono comunque state confermate da prove sperimentali condotte anche in altri centri, in particolare dall’Istituto di giapponese Riken.

In attesa del nome definitivo, lo IUPAC ha comunque pensato a una denominazione provvisoria e, con uno sforzo di fantasia sovrumano, ha pensato di battezzarlo come “ununbio”, accorpando i termini latini collegati alle tre cifre: unus, unus, bis. Del resto aveva fatto così anche con l’elemento 111, scoperto sempre da Hofmann nel 1994 e chiamato inizialmente “unununio”, cioè tre volte uno, e successivamente codificato come Roentgenio (un tardivo omaggio allo scopritore dei raggi X Wilhelm Roentgen).

La nomenclatura chimica non finisce però con l’ununbio: altri possibili elementi attendono che il GSI o altre macchine del genere sollevino il sipario sulla loro esistenza e che altri fantasiosi scienziati ne propongano il nome: per ora la tavola periodica che campeggia in tutte le aule di chimica del mondo si limita a riempire le caselle degli enigmatici elementi dal 113 al 118: Ununtrio, Ununquadio, Ununpentio, Ununexio, Ununseptio e Ununottio.

Molto più in là è difficile andare: di per sé si potrebbe pensare di continuare ad aggiungere particelle al nucleo ma poi i problemi di stabilità diventerebbero determinanti. Si tratterebbe quindi di ben altro che di semplici questioni di nomenclatura.



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