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ECSITE/ Milano e il suo “Leonardo da Vinci”, il lato attraente della scienza

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La rete Ecsite (European Network of Science Centres and Museums) è la più importante rete europea che raccoglie circa 400 musei scientifici e science centre provenienti da trenta Paesi.

Nata nel 1989, Ecsite promuove la diffusione della cultura scientifica e tecnologica e favorisce l’interazione tra scienza e società attraverso il coordinamento e la valorizzazione di attività svolte da musei e science centre che attraggono oltre 30 milioni di visitatori ogni anno nei loro spazi e molti di più nei loro siti internet.

Da domani 4 al 6 giugno il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano ospita “Ecsite 2.0 R/Evolutions”, la annuale conferenza di Ecsite organizzata in partnership con Regione Lombardia, Comune di Milano ed Expo 2015. All’appuntamento internazionale parteciperanno un migliaio di professionisti del settore, che si confronteranno sulle esperienze più significative nell’ambito della comunicazione scientifica e della museologia e, in particolare, sulla contaminazione dei linguaggi; con l’intento di definire le linee strategiche per il futuro di questi centri.

A fare gli onori di casa, ma soprattutto a comunicare una qualificata e pluriennale esperienza, sarà il Direttore Generale del Museo milanese Fiorenzo Galli. ilsussidiario.net l’ha incontrato alla vigilia dell’evento.

 

Questa 20a edizione di Ecsite sembra prefigurare un possibile punto di svolta per i Musei scientifici e tecnologici; lo si nota già dal titolo. Ci può spiegare la singolarità di questo titolo: perché 2.0, perché Revolution’s, perché Evolution’s?

 

Il Web 2.0 rappresenta la trasformazione radicale di internet e del World Wide Web, un vero e proprio sconvolgimento del vecchio Web 1.0 e del rapporto tra rete e utente. Non c’è più, in sintesi, semplicemente uno schermo con dei contenuti ricevuti passivamente, ma una persona che “entra” attivamente nel sistema, ne è certo condizionata, ma lo può condizionare: un’evoluzione e una rivoluzione.

Quindi il 2.0 affiancato al nostro congresso significa contemporaneità, immediatezza, azioni a vantaggio di protagonismo del cittadino che può e deve vivere in prima persona le sue esperienze per arrivare a disporre di più strumenti possibili per giudicare, scegliere e condizionare in meglio la società in cui tutti viviamo, volenti o nolenti.

L’evoluzione e/o la rivoluzione dipendono poi anche dai casi e dalle opportunità, perché possono esserci una o più vie da seguire e da sviluppare in ragione della biodiversità umana e tecnica a cui si fa riferimento.

 

Come si raccordano e armonizzano le diverse dimensioni presenti oggi in un’attività museale scientifica: conservazione, educazione, divulgazione, comunicazione. Resterà ancora il concetto di Museo o si passerà decisamente a quello di Science Centre?

 

In realtà siamo già in una terza dimensione che va oltre quella sia di Museo sia di Science Centre: il “Museum Centre”.

L’evoluzione e la rivoluzione, per completare anche la precedente domanda, sta nell’integrazione di ciò che sono i musei scientifici e tecnologici, ovvero in larga misura contenitori di oggetti storici che rappresentano il patrimonio scientifico, e ciò che sono i science centre, spazi dove è possibile sperimentare attività interattive attraverso exhibit e animatori (dove prevalgono educazione informale e comunicazione).

Un museum centre integrerà i due precedenti aspetti – compresi i processi “interni” come la conservazione, l’educazione, la diffusione e la comunicazione – e li evolverà per una fruizione libera, emozionante, coinvolgente e ricca di contenuti e azione.

A Milano il nostro nome è ancora oggi Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Si tratta di una definizione impropria e formale a cui rimedieremo. Prima di tutto era importante il fare, che ci ha già portato ad aver vissuto il nostro 2.0 italiano e a essere pronti per un 2.0 internazionale. Senza alcun tipo si sopravvalutazione o presunzione, infatti, un’istituzione come la nostra è circa 10 anni in avanti rispetto alla società e ai musei tradizionali. Questo è possibile anche perché ci confrontiamo e collaboriamo a livello europeo e mondiale con le migliori realtà: basti citare la Cité di Parigi, il Deutsches Museum di Monaco, il Cosmo Caixa di Barcellona, il Science Museum di Londra e non ultimo l’Exploratorium di San Francisco.

Un’ulteriore riprova è che la stessa Ecsite ha assegnato al nostro Museo l’organizzazione e l’ospitalità della 20° Annual Conference che prima di iniziare ha registrato il record storico di partecipanti: praticamente mille.

 

Cosa significa, per un ambito come quello scientifico che si basa su linguaggi ben precisi e specifici, il tema della contaminazione dei linguaggi?

 

Posto un obiettivo, le strade per raggiungerlo sono poi le più disparate. Il nostro fine, anzi la nostra missione è racchiusa in due parole unite da un verbo: ‘scienza è cultura’. Ispirandoci anche a Leonardo da Vinci, di cui portiamo con orgoglio il nome fin dalla fondazione nel 1953, siamo quindi un luogo di scoperta, di esperienza, di comprensione e di ispirazione accessibile a tutti. E, al tempo stesso, un luogo dove differenti linguaggi entrano parlano, si fondono, si contaminano: sarebbe impensabile altrimenti quel dialogo che c’è tra la comunità scientifica e i cittadini che trasforma la nostra istituzione ma anche tanti altri musei e science centre europei e non soltanto in un laboratorio culturale, uno spazio vivo in cui si realizzano visite guidate alle collezioni storiche laddove presenti, attività nei laboratori interattivi, progetti a livello locale, nazionale e internazionale, mostre, spettacoli teatrali, conferenze, convegni, eventi, concerti, corsi di formazione, giornate e serate dedicate – ne siamo una viva testimonianza – alle istituzioni, alle aziende e ai cittadini.

 

Quali i contributi più interessanti che potrà portare l’esperienza di riqualificazione del vostro Museo?

 

Su tutti il “logos”, il dialogo nuovo e personale dedicato ai temi professionali e umani che rielaboriamo per i nostri diversi pubblici. Stimolando la “comprensione” – e non la conoscenza, che è compito di scuole e università – possiamo ricoprire un ruolo importante per non dire strategico per lo sviluppo collettivo e per la formazione di cittadini consapevoli, informati e responsabili.

Adattando questa metodologia a ogni campo e a ogni altra realtà museale o non museale, è possibile dare un enorme contributo al singolo cittadino, alle istituzioni, a ogni tipo di contesto economico, politico, sociale.

 

Il rapporto con una città come Milano offre elementi di reciproco vantaggio? Come può svilupparsi questo rapporto in vista dell’Expo?

 

Le istituzioni ci sono vicine e fanno parte a tutti gli effetti della Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci: ne sono fondatori di diritto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Camera di Commercio di Milano e ne sono invece promotori istituzionali di diritto il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Ognuno ci è vicino e negli ultimi tempi si è andata sempre più rinsaldando una fattiva collaborazione. È fondamentale che si prosegua e si insista in questa direzione, sia sotto il profilo dei contributi economici sia sotto quello dei contributi scientifici.

Rispetto all’Expo certamente abbiamo portato fortuna a Milano: proprio nel nostro Museo si è svolto la sessione di lavoro italiana con la presenza di tutti i delegati che poi hanno determinato la vittoria della candidatura milanese contro quella turca.

Un altro aspetto da sottolineare è il legame tra il nostro Museo e il sistema d’impresa. Le partnership con le migliori realtà imprenditoriali, industriali e Istituzionali italiane sono sviluppate per tre motivi: acquisire e conservare il patrimonio scientifico-tecnologico del passato; rinnovare i temi e i contenuti delle esposizioni; reperire i fondi per finanziare il processo di trasformazione del Museo.

Tutto ciò è un esempio di collaborazione cui ispirarsi: ciascuno mette a disposizione le proprie eccellenze per produrre una sintesi a servizio ed esaltazione della società.



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