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AMBIENTE/ Quell'attenzione che unisce Ban Ki-moon e Benedetto XVI

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In occasione dell’ultima Conferenza delle Parti (COP14) dei Paesi aderenti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), tenutasi a Poznan in Polonia lo scorso dicembre, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, sottolineava l’esistenza di una via d’uscita rispetto alle due crisi globali che stiamo vivendo sul Pianeta: quella del mutamento del clima e quella ecomonico-finanziaria. «Queste due crisi ci presentano una grande opportunità, l’opportunità di affrontare entrambe queste sfide simultaneamente».

Considerevoli investimenti in un futuro pulito ci consentono di combattere il cambiamento climatico, generano milioni di posti di lavoro “verdi” e stimolano una crescita pulita, un Green New Deal.

Di fronte alla profonda crisi di interi settori produttivi, infatti, devono essere promosse opportunità di sviluppo nella direzione della sostenibilità, rafforzando in particolare la competitività delle soluzioni tecnologiche eco compatibili. Alla COP14 ancora il Segretario Generale ONU lanciava un appello: «Occorre una vera e propria nuova rivoluzione copernicana, una rivoluzione del pensiero e dell’azione. Questa svolta ci condurrà in un futuro più equo e prospero».

In attesa della definizione del nuovo accordo internazionale, seguito del Protocollo di Kyoto, in occasione della prossima COP15 di Copenhagen a dicembre 2009, l’Unione Europea ha già posto alcuni obiettivi prioritari da realizzarsi entro il 2020, con l’approvazione lo scorso 17 dicembre del pacchetto legislativo per il clima e l’energia: riduzione dei gas ad effetto serra del 20%, incremento dell’uso delle energie rinnovabili del 20%, diminuzione del consumo energetico del 20%.

Dal punto di vista ambientale e sociale la questione globale del clima è già un’emergenza, a cui occorre porre rimedio con urgenza e decisione. Far fronte a mutate condizioni climatiche è condizione già nota ad intere popolazioni delle regioni più esposte del pianeta, ma anche nelle aree più protette del mondo (Europa, Nord-America) l’incremento dei cosiddetti eventi meteorologici estremi è già avvertito come un fattore di crescente pericolo, per i considerevoli danni economici prodotti.

Tra le attuali conoscenze scientifiche sui cambiamenti climatici, avvalorate da diversi studi condotti presso l’accreditata comunità intergovernativa delle Nazioni Unite, si riconferma anzitutto che le concentrazioni atmosferiche dei principali gas serra sono fortemente aumentate dal 1750 ad oggi e continuano ad incrementare ad un tasso molto elevato. L’incremento osservato delle concentrazioni in atmosfera è funzione del parallelo incremento delle emissioni antropiche di tali composti: emissioni che, rispetto a valori trascurabili nell’epoca preindustriale, hanno ora superato i 7 miliardi di tonnellate equivalenti di carbonio.

In base a modelli climatologici, sono disponibili anche proiezioni sui cambiamenti climatici futuri, alla luce di differenti scenari sul contributo dell’uomo ai fattori di influenza climatica. Gli impatti dei cambiamenti climatici potrebbero interessare centinaia di milioni di persone in aree del mondo.

Uno sviluppo sostenibile, che coniughi crescita economica, giustizia sociale e rispetto per l’ambiente, aiuterebbe molto le politiche di adattamento agli effetti del cambiamento del clima.

Quella del cambiamento climatico non è soltanto una sfida scientifica sociale ed economica, ma anche o in primo luogo culturale. Per dare effettiva attuazione ad azioni che possano salvaguardare l’ambiente, non si può che partire da un senso di responsabilità che nasce da uno sguardo sulla natura che è data all'uomo per il suo bene. Papa Benedetto XVI ha sottolineato l’importanza del problema e indicato il criterio con cui affrontarlo: «non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; ...dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell'uomo». È questa innanzitutto la “rivoluzione” a cui l’umanità è chiamata. Da una rinnovata coscienza della natura come creazione può nascere un protagonismo inedito nel rapporto uomo-ambiente.



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