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EMICRANIA/ Un nuovo intervento chirurgico in grado di guarirla

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Non è difficile credere che l’emicrania sia una delle patologie più diffuse in Italia. Nel nostro paese sono circa sette milioni di persone a soffrirne, in particolare dai 25 ai 45 anni e per la maggior parte donne. E non si fa neppure fatica a concordare sul fatto che per molti pazienti le terapie classiche non risultino efficaci.

Forse però per molti si apre uno spiraglio grazie a un intervento di chirurgia plastica che rimuove il muscolo che spesso causa il disturbo. L’intervento chirurgico si basa infatti sulla rimozione del muscolo corrugatore, localizzato nell’area sopraciliare, la cui contrazione in alcuni casi esercita pressione sul nervo trigemino e può scatenare forti attacchi di emicrania. L’intervento chirurgico, che dura circa un’ora, viene effettuato in anestesia totale, in regime di day-hospital o con un breve ricovero. Il trattamento è già proposto in centri specifici europei in Svizzera, Germania e Gran Bretagna ed ora è possibile effettuarlo anche in Italia in centri dedicati a Milano, Bolzano e Roma.

Non esiste peraltro un’unica terapia per l’emicrania, che è scatenata da diversi fattori e anche questo metodo non si può applicare sempre e a tutti; il suo successo dipende quindi da un’accurata selezione dei pazienti tramite consulti specialistici e dettagliati questionari.

Ne abbiamo parlato con Philipp Agostini, il chirurgo plastico che l’ha importata nel nostro Paese.

 

Cosa si intende esattamente per emicrania e cosa la distingue dal semplice mal di testa?

 

L'emicrania viene definita come un disturbo cefalalgico ricorrente con attacchi della durata di 4-72 ore. Gli attacchi sono tipicamente caratterizzati da dolore pulsante a localizzazione unilaterale, di intensità media o forte, peggiorato da attività fisica di routine e associato a uno o più dei seguenti sintomi: nausea, vomito, fotofobia, fonofobia. Le cefalee che non hanno le sopraindicate caratteristiche rientrano nel gruppo di cefalee "semplici".

 

Che cosa può provocarla?

 

I fattori scatenanti aumentano la probabilità che un soggetto emicranico sviluppi un attacco nel breve periodo (solitamente meno di 48 ore). Sebbene alcuni fattori scatenanti siano stati ben descritti in studi epidemiologici (ad esempio le mestruazioni) e clinici (cioccolato e aspartame), il legame causale nel singolo paziente può risultare difficile. Fattori scatenanti frequenti sono: alcol, cambio di stato ormonale nelle donne, certi alimenti, cambiamento di certe abitudini (troppo o troppo poco sonno), stress.

 

In che cosa consiste il nuovo metodo di cura nato dalla chirurgia plastica?

 

Il principio scientifico è il seguente: sul cranio esistono cosiddetti punti "trigger" o "interruttori", che se vengono irritati, ad esempio tramite compressione muscolare, scatenano un attacco di emicrania. Il disturbo infatti, pur avendo origine a livello cerebrale, può essere innescato dalle regioni periferiche del capo. L'intervento chirurgico consiste nel devitalizzare i muscoli corrugatori in modo da non irritare quei punti trigger.

 

Quando si può applicare e cosa bisogna fare per verificare prima la sua praticabilità?

 

Si tratta di un concetto terapeutico dove la parte più importante è l'iter diagnostico. Questo prevede un dettagliato questionario che il paziente deve compilare, seguito da un consulto medico e da un test con il Botox che, paralizzando il muscolo corrugatore, simula l'intervento chirurgico. Dopo il test, il paziente compila un diario per otto settimane, dove segnala la frequenza e l'intensità degli attacchi. Se dopo otto settimane si riscontra un evidente miglioramento (almeno del 50%), il trattamento chirurgico è indicato.

 

Da quanto tempo la applicate e finora quali risultati ha dato?

 

L'intervento viene eseguito negli Stati Uniti dal 2000 e in Europa dal 2005. I risultati sono positivi nel 90 % degli operati, di questa percentuale il 35% dei pazienti dopo l'intervento era completamente libero da disturbi e un altro 55% ha riscontrato un dimezzamento della frequenza degli attacchi e dell'intensità del dolore di almeno il 50%. I risultati appaiono stabili anche a distanza di quattro anni



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