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ENERGIE ALTERNATIVE/ Solcare i mari alla ricerca di una nuova ricchezza: i gas idrati

Un metodo brevettato da una ricercatrice italiana, Umberta Tinivella, semplifica enormemente la possibilità di usufruire degli enormi giacimenti di gas idrati nascosti nelle profondità oceaniche del nostro pianeta

mareintempestaR375_21lug09.jpg (Foto)

Tra le tante risorse presenti nei mari ci sono i gas idrati.Si tratta di composti solidi formati da acqua e gas naturali di basso peso molecolare (generalmente metano), che si formano in ambienti caratterizzati da bassa temperatura, alta pressione e sufficiente concentrazione di gas: sono proprio le condizioni queste comunemente presenti nel sottofondo marino, a tutte le latitudini geografiche. Rappresentano una possibile risorsa energetica per il futuro, ma anche un possibile mezzo di trasporto del metano.

Il problema però è individuare la presenza di tali composti e determinarne distribuzione spaziale e il volume. Il fatto poi che si concentrino principalmente negli ambienti sottomarini richiede la messa in campo di adeguate strumentazioni e di particolari conoscenze.

La presenza di giacimenti di gas idrati nei sedimenti marini viene suggerita da immagini sismiche, che permettono di individuare i possibili siti; dopo di che è necessario quantificare la concentrazione dei composti. A tale scopo un contributo fondamentale è stato dato da una ricercatrice italiana, Umberta Tinivella dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste, che ha ideato un metodo riconosciuto ormai a livello internazionale che consente di stimare volumetricamente i giacimenti sottomarini di gas idrati.

Il “metodo Tinivella” analizza un’onda elastica che viene emessa sulla superficie del mare e si propaga nel sottosuolo prima di essere registrata nuovamente sulla medesima superficie. L’onda viene inviata verso il fondale in un momento prestabilito; una volta toccato l'obiettivo (cioè gli idrati) viene riflessa nuovamente in superficie. Il tempo impiegato, in millisecondi, fornisce una prima informazione sul tipo di sedimenti. Il secondo passo è stabilire quale sarebbe stata la sua velocità in assenza di idrati, valore che si ottiene con una serie complessa di calcoli. La differenza fra i due valori indica l’anomalia di velocità e da questo dato è possibile ricavare il volume degli idrati.

Lo studio della concentrazione degli idrati dalla velocità dell’onda è diventato ormai una procedura standard per gli istituti che studiano questi depositi. In particolare la Cina ha avviato progetti ventennali per lo studio e lo sfruttamento dei gas idrati, e da alcuni anni è in corso un progetto di cooperazione sino-italiano, che prevede identificazione e quantificazione nel Mar della Cina dei gas idrati e dei sedimenti che li contengono; un tipo di studi in cui l’OGS vanta una competenza specifica e originale e si qualifica come partner tecnicamente avanzato. Il buon andamento del progetto finora eseguito ha portato recentemente alla decisione di formalizzare l’accordo e stabilire una collaborazione quinquennale finalizzata allo studio dei gas idrati presenti nel Mar Cinese meridionale in collaborazione tra l’istituto triestino e la China University of Geosciences di Pechino. Referente per il progetto sarà la stessa Tinivella, che lavorerà con i colleghi Flavio Accaino, Michela Giustiniani e Maria Filomena Loreto.

Come la ricercatrice ha sottolineato, «il crescente interesse di cui queste sostanze sono state fatte oggetto è legato principalmente alla loro importanza dal punto di vista energetico e ambientale. Dato il loro contenuto di metano (un gas a forte effetto serra), potrebbero avere un’enorme rilevanza sul clima nell’eventualità di una loro dissociazione improvvisa. Inoltre, potrebbero incidere drammaticamente sulla stabilità dei pendii sottomarini, se grandi quantità di gas fossero improvvisamente libere di risalire in superficie in seguito a cambiamenti bruschi di pressione e temperatura, legati a fenomeni naturali o antropici».

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