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INFLUENZA A/ Guida al vaccino per la “febbre suina”: donne incinte, bambini e anziani

Il Consiglio superiore di Sanità presso l’unità di crisi del ministero della salute ha stamattina diffuso le linee guida per la prevenzione del virus H1N1

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Vaccino sì, vaccino no. Che fare? Prima che l’ipocondria contagi più del famigerato virus H occorre prendere in considerazione quanto dichiarato da migliaia di esperti in sede nazionale e internazionale: la cosiddetta “febbre suina” non rappresenta una minaccia maggiore di quanto sia l’influenza comune, quella che ogni anno costringe milioni di italiani a letto con qualche linea di febbre. Più volte lo si è scritto in queste pagine attraverso numerose interviste e interventi di esperti nel settore.

Quindi occorre non vivere l’arrivo della futura epidemia con ansia e informarsi opportunamente su quel che sia il da farsi.

Il picco della diffusione del virus è previsto lungo i mesi invernali, da dicembre a marzo, con una cifra di contagi stimata intorno ai dieci milioni nella previsione pessimistica.

In Italia sono state diffuse le linee guida del Consiglio superiore di Sanità presso l’unità di crisi del ministero della salute. Il viceministro Ferruccio Fazio ha dichiarato all’unanimità con il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Cuccurullo la possibilità di stabilire e attuare le modalità di vaccinazione grazie a un «impegno incredibile» del ministero.

Sulla scorta dei dati distribuiti dal Center for disease control and prevention di Atlanta si sono diramate le seguenti precauzioni cui si invita a prestare particolare attenzione.

Questo virus, il visi H1N1, sembra contagiare prevalentemente le fasce d’età più giovani.

Si consiglia quindi la vaccinazione per i bebè sopra i sei mesi e i minori di 18 anni che presentino patologie cardiache o polmonari.

La vaccinazione è consigliata anche ai genitori di bambini piccoli, i nonni e le baby-sitter che si prendono cura di bimbi di età inferiore ai 6 mesi.   

Buone notizie invece per il fronte degli over 65. Difatti questa fascia anagrafica coinvolge generazioni di persone che in un certo qual modo hanno avuto già a che fare con il nuovo virus influenzale. Com’è possibile? Semplicemente per il fatto che alcuni virus “A”, in un certo senso “cugini” della febbre suina, si sono già diffusi per il mondo anni orsono rafforzando il sistema immunitario dei più anziani. Risulta quindi che una fascia normalmente considerata a rischio sia, nei confronti di questo virus, maggiormente protetta rispetto alle generazioni più giovani. Ovviamente se si è nonni di bambini piccoli si consiglia comunque di ricorrere alla vaccinazione.

Maggiore attenzione dovranno invece prestare le donne incinte. Si calcola infatti che la probabilità di registrare crisi polmonari legate all’influenza A sia in questi casi ben cinque volte maggiore della media. Occorre sottolineare che la media rimane comunque piuttosto bassa. Ma è consigliabile una prevenzione completa con il ricorso al vaccino.

Egrave; ovvio che il vaccino per il virus H1N1, proprio perché indirizzato a mantenere l’immunità esclusivamente da questo tipo di malattia, non potrà coprire la vaccinazione per la normale influenza stagionale. Si dovrà quindi ricorrere a due vaccinazioni nel caso si voglia evitare comunque di passare una settimana a letto con la febbre.

Per vaccinarsi occorre una prescrizione medica. Il vaccino può essere fatto in farmacia o negli ambulatori di zona.

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