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SPAZIO/ A quattro mesi dal lancio di Planck: le prime immagini dell’universo “neonato”

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L'intensa campagna di test in volo (Commissioning and Performance Verification o CPV) durante il mese di luglio ha permesso di trovare le condizioni ottimali per il funzionamento dello strumento durante la fase di acquisizione dati che dovrebbe durare almeno quattordici mesi. «Test intensi e impegnativi, a orari folli in cui nonostante la fatica si assaporava la bellezza di avere tra le mani uno strumento fantastico di indagine della prima luce rilasciata dal nostro universo quasi 14 miliardi di anni fa».

Ora lo strumento è operativo a temperature ottimali (20 Kelvin per LFI e 0,1 K per HFI) e durante il mese di agosto si è svolto l'ultimo grande test: la First Light Survey. Un periodo di due settimane durante le quali lo strumento ha osservato il cielo seguendo la sua strategia di osservazione, risultante dalla combinazione del moto di rivoluzione di Planck intorno al Sole e del suo moto di rotazione su se stesso (spin). «Lo scopo era la verifica delle capacità di gestione del flusso dati giornaliero e di esecuzione, nei tempi definiti, di tutte le operazioni previste nella prima fasi di analisi dati, cioè: la ricostruzione del puntamento dello strumento, la calibrazione dei dati e la creazione delle prime mappe del cielo. Un successo. Periodo anche questo intenso, ricco di tensione, stress ed emozione quando, ad esempio, è stato eseguito senza intoppi il primo passo nell'analisi dati sui dati veri».

Pochi giorni fa l’ESA ha prodotto un comunicato riportando i risultati puramente indicativi di questi primi quattordici giorni e «già da una prima rozza analisi si può dire che lo strumento sta funzionando egregiamente e che osserviamo un segnale consistente con le nostre attuali conoscenze. È solo l'inizio, ma è già entusiasmante; e il proseguire delle osservazioni ci permetterà di cogliere dettagli delle prime fasi di vita del nostro Universo mai ottenuti prima. Davvero, una grande avventura».



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