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SPAZIO/ A quattro mesi dal lancio di Planck: le prime immagini dell’universo “neonato”

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Sono passati poco più di quattro mesi da quel 14 maggio 2009, quando alle 10:12 ora locale, si alzava dalla base di lancio dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) a Koruou (Guyana Francese) il vettore Arianne 5 con il suo prezioso carico scientifico tra cui il satellite Planck per lo studio dell'Universo primordiale. Quattro mesi in cui il satellite ha viaggiato e raggiunto la sua destinazione a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Ricordiamo che l’osservatorio a microonde Planck è la prima missione europea progettata per studiare il fondo cosmico a microonde (Cosmic Microwave Background, CMB), cioè la radiazione fossile prodotta dal Big Bang. Ruotando attorno al proprio asse, il satellite genera nel tempo mappe dell’intero cielo alla lunghezza d’onda delle microonde; nel fare ciò, Planck misura le impercettibili fluttuazioni di temperatura nel CMB, la prima luce dell’Universo. Per almeno quindici mesi, i due potenti strumenti a bordo di Planck raccoglieranno ininterrottamente dati fondamentali per le teorie che descrivono la nascita e l’evoluzione dell’Universo.

In questi quattro mesi il satellite si è progressivamente raffreddato, «anche più velocemente del previsto, consentendo quindi l'accessione, secondo una procedura ben definita, di tutti i dispositivi elettronici, cuore pulsante dei due strumenti a bordo: l'High Frequency Instrument (HFI, a guida francese) e il Low Frequency Instrument (LFI, a guida italiana)»; è il primo soddisfatto commento di Davide Maino, astrofisico dell’università degli studi di Milano, membro del gruppo guidato da Marco Bersanelli e fra i principali responsabili scientifici del Data Processing Center di LFI.

L'attività di questi mesi per LFI è stata febbrile e ha visto impegnati scienziati di diverse nazionalità (italiani, inglesi, americani, tedeschi) al Data Processing Centre di LFI presso l'Osservatorio Astronomico di Trieste.

 

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