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AMBIENTE/ Nello spazio il “termometro” della Terra che prevede valanghe e alluvioni

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La criosfera, ovvero quella parte della superficie terrestre coperta da neve o ghiaccio, riveste un ruolo basilare nei meccanismi che regolano il clima globale e il suo progressivo scioglimento, per ora inarrestabile, viene tenuto sotto costante osservazione proprio per le implicazioni che ha sui cambiamenti climatici. La maggior parte della criosfera è rappresentata dalla copertura nevosa che varia in funzione dell’evoluzione stagionale (nell’emisfero nord varia da 46,5 milioni di km quadrati in gennaio a 3,8 milioni km quadrati in agosto) e che ha un impatto significativo sul ciclo idrologico, sulla previsione delle alluvioni, sulla prevenzione dalle valanghe e non ultimo sulla fornitura di energia idroelettrica.

È per questo che in tutto il mondo sono stati avviati numerosi progetti per il monitoraggio di queste aree anche attraverso l’uso di satelliti. Il telerilevamento (cioè l’osservazione della terra dallo spazio) è essenziale per il monitoraggio del nostro pianeta in quanto permette di osservare in modo globale regioni vaste, anche scarsamente accessibili, con tempi di rivisita frequenti (basti pensare alle enormi potenzialità di Google Earth). Fra tutti i sensori satellitari quelli che operano nella regione delle microonde sono forse meno conosciuti rispetto a quelli ottici, ma non per questo meno importanti. Presentano, infatti, alcune caratteristiche che li rendono preziosi proprio per l’osservazione della criosfera: per primo citerei l’indipendenza dalla luce solare che permette osservazioni notturne, poi la capacità di penetrazione attraverso le nuvole che è indispensabile per ottenere informazioni su tutte quelle regioni spesso coperte da coltri di nubi, come le aree montuose e le zone equatoriali. Inoltre, la particolare sensibilità all’acqua di questa parte dello spettro elettromagnetico consente di stimare i parametri coinvolti nel ciclo idrologico quali lo spessore e l’umidità del manto nevoso, l’umidità del terreno e la biomassa vegetale.

Tornando ai progetti che si occupano di queste tematiche, uno di questi è stato Envisnow (EVG1-2001-00052), finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del V Programma Quadro dal 2001 al 2004, dedicato allo sviluppo di algoritmi per la stima dei parametri della neve, basati su metodologie di osservazione della Terra. Questo progetto ha visto il coinvolgimento di diversi istituti europei: il Norut, il Norwegian Computing Centre, il Kongsberg Satellite Services e il Norwegian Water Resources and Energy Directorate di Tromso in Norvegia, l’University of Technology e il Finnish Environment Institute di Helsinky in Finlandia, l’Institute for Meteorology and Geophysics Universität di Innsbruck e Verbund, che è il più grosso produttore e distributore di energia elettrica, in Austria, l’Istituto di Fisica Applicata del CNR di Firenze e l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto di Arabba in Italia. Lo scopo era di sviluppare algoritmi innovativi per la stima dei principali parametri del manto nevoso, fra cui l’estensione e l’umidità della neve, e l’umidità del terreno vicino o sottostante, da dati satellitari, da utilizzare sia in studi climatologici globali che in idrologia. Questi risultati erano destinati principalmente agli utilizzatori finali, quali le agenzie ambientali regionali e la Protezione Civile, per migliorare la previsione e la prevenzione delle alluvioni e dalle valanghe, per una gestione più opportuna dei corsi d’acqua e delle dighe e per una migliore pianificazione della produzione di energia elettrica. Oltretutto, questi risultati hanno fornito le basi per ulteriori programmi di studio delle interazioni fra la criosfera, in generale (intesa anche come ghiacci marini e permafrost), e la variabilità climatica e per approfondire i meccanismi dei processi idrologici. 

 

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