BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

AMBIENTE/ Prodi: la catastrofe climatica? Prima risolviamo l’inquinamento “politico”

Pubblicazione:

catastrofeR375_23set09.jpg
<< Prima pagina

 

India e Cina sono responsabili, insieme alla Russia che ha sempre avuto un atteggiamento molto ondivago nei riguardi dell’ambiente, del fallimento dell’accordo di Kyoto. Il loro ragionamento è impostato ostilmente nei confronti dell’Occidente. All’Occidente attribuiscono la responsabilità dell’inquinamento terrestre durante la fase dello sviluppo economico. Ora, dicono, tocca a loro svilupparsi. E lo fanno in barba ai provvedimenti che salvaguardano l’ambiente. Ma questo non ha senso dal punto di vista ambientale. La natura non è burocratica, non distribuisce turni. Tutti devono produrre dell’acciaio senza immettere composti chimici nell’atmosfera, tutti devono decontaminare le acque prima che arrivino nei fiumi, tutti devono essere responsabili che le acque sotterranee non siano inquinate. La nube nera dell’Asia, i fiumi che sono fogne a cielo aperto, i metalli pesanti presenti nei pesci. Ci sono delle oggettività che non dovrebbero essere fonte di controversia. Per questo c’è urgenza di un accordo internazionale blindato e rispettato da tutti. E di questi particolari nessuno parla.

 

Per quali motivi non siamo in grado di anticipare le condizioni climatiche dei prossimi anni?

 

In primo luogo c’è un’inadeguatezza a livello planetario della ricerca sul clima.

Vorrei fare una premessa su quello che è successo dalla fine degli anni ’70 ad oggi anche all’interno dell’Onu. La riflessione sul clima si è politicizzata. Si asseriscono principi in base a ideologie politiche da una parte e dall’altra. Questo non è il modo naturale e normale con il quale progredisce la scienza. La conoscenza del clima cresce con le proprie procedure che passano appunto dalle riviste scientifiche nazionali e internazionali, le conferenze promanate dalle associazioni scientifiche internazionali. Mentre tutto questo modo di fare informazione sull’ambiente si è sviluppato dal rapporto fra scienza e politica internazionale, soprattutto dal connubio fra scienza e Nazioni Unite.

 

Entriamo nel dettaglio, che cosa esattamente è stato compromesso a livello di ricerca?

 

In senso stretto niente. C’è piuttosto un errore di prospettiva per cui si parla di conseguenze e di scenari con una conoscenza di base che è incompleta, profondamente limitata. Il clima è un sistema non lineare, ma complesso. Gran parte dei ragionamenti portati in piazza sono basati ad esempio solo sull’aumento dell’anidride carbonica e non su tutti gli altri gas serra. Pochi comprendono come il sistema clima compia le sue retroazioni e i suoi adattamenti. Il discorso, volendo entrare nello specifico è un pochino complesso. Ma comunque la mia perplessità è che si crei un allarme senza conoscere gli scenari. Si badi bene che questa situazione non avviene solamente in Italia, è figlia di una mentalità mondiale.

 

Che cosa manca quindi a una corretta informazione e ricerca scientifica?

 

Strutture che collaborino attivamente come succede un po’ in Giappone, Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Un tipo di collaborazione fra istituti di ricerca internazionali come quelli presenti in questi paesi andrebbe di gran lunga ampliato. Mancano numerosi dati, interi territori e climi del nostro pianeta sono per così dire sconosciuti, nel senso che sono poco studiati con rigore metodico. Ma la tendenza generale è quella di passare la mano agli esperti di adaptation e remediation. Spesso si sentono queste due parole tanto di moda. Ora: coloro che si occupano di questi aspetti non sono i giusti addetti ai lavori. Oggi come oggi la parola è data a una moltitudine di persone che non sa come funziona il sistema clima, soprattutto dal punto di vista fisico: bilanci di radiazione, rapporto fra energie ed atmosfera. Un vero studio tecnico dovrebbe invece concentrarsi sui punti che non si conoscono ancora. Bisogna creare un supersistema in cui si possa accelerare la risposta a queste domande. La scienza non procede per maggioranze politiche alle quali dar ragione.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.