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EFFETTO SERRA/ E se contenere la Co2 non fosse il vero problema?

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Ci sembra di capire invece che l’ambiente scientifico dovrebbe mantenere la testa “un po’ più rivolta alle nuvole”, cioè alla comprensione dei fenomeni fisici che sono alla base dei modelli matematici, piuttosto che ai modelli stessi. Ciò non tanto in quanto ci manchi la fiducia nella validità degli strumenti di simulazione matematica, che danno continuamente prova della loro affidabilità (se ben utilizzati) in numerosi campi della scienza e della tecnologia; quanto piuttosto perché tali modelli, oltre ad applicarsi ad un sistema di spaventosa complessità come è quello climatico, sono basati su premesse sulla cui validità non si è (ancora) raggiunta una sufficiente certezza. Vi fidereste di chi asserisse di aver realizzato un modello matematico del funzionamento del cervello umano e di essere in grado, in base a qualche misura, di prevedere cosa voi penserete da qui a 24 ore? Certamente non vi fidereste, a meno che qualcuno non vi dimostri con un esperimento di essere veramente in grado di farlo; ed avreste tutto il diritto di pretenderlo anche se non siete degli specialisti di neuroscienze.

Ciò vale anche per i modelli climatici. E ciò a maggior ragione dopo gli interrogativi suscitati da quella inquietante fuga di notizie che ha preso il nome di Climategate e le accuse rivolte, proprio nel pieno del summit di Copenhagen (con una lettera aperta firmata da Stephen Fielding e Lord Christopher Monckton), al presidente dello IPCC Rajendra Pachauri, di avere troppi interessi personali nella cosiddetta “industria del clima”.

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