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ASTROFISICA/ I “dischi volanti” di Orione, alla scoperta del luogo dove nascono le stelle

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In quanto potenziali culle per la formazione di sistemi planetari, questi giovani dischi circumstellari vengono comunemente chiamati all’interno della comunità scientifica dischi protoplanetari.

Anche il nostro Sistema Solare ha avuto origine da un disco protoplanetario e per investigare i processi fisici che ne hanno causato la formazione è dunque necessario osservare questi dischi presenti nell’universo.      

Negli ultimi anni un gruppo di astronomi guidato da Massimo Robberto dello Space Telescope Science Institute di Baltimora (Usa) ha utilizzato il celebre Telescopio Spaziale Hubble per osservare la Nebulosa di Orione. Uno dei risultati più spettacolari di questo progetto, che risulta essere tutt’ora il progetto astronomico più lungo mai dedicato dall’Hubble allo studio della formazione di stelle e pianeti, è la pubblicazione di un catalogo di 30 nuove immagini di dischi protoplanetari, recentemente apparso sul sito web europeo dell’Hubble. In queste immagini si possono identificare due diverse tipologie di dischi: quelli che si trovano vicino alla stella più massiccia della regione, Theta 1 Ori C, e quelli che sono invece più lontani da essa. Questa stella estremamente calda (40.000 °C in superficie) e brillante (200.000 volte più luminosa del Sole) oltre ad accendere il gas interstellare, rendendo la Nebulosa di Orione così colorata, riscalda in modo molto efficiente anche il gas presente nei dischi protoplanetari a lei più vicini.

 

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