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ASTROFISICA/ I “dischi volanti” di Orione, alla scoperta del luogo dove nascono le stelle

L’astrofisico LUCA RICCI, commenta il lavoro del team americano dello Space Telescope Science Institute di Baltimora sulle immagini riportate dal telescopio Hubble e studiate dal team. Sono foto della nebulosa di Orione, la più famosa e conosciuta “officina” di stelle

orioneR375_17gen10.jpg (Foto)

Simile a un grazioso dipinto ad acquerello, la Nebulosa di Orione è uno degli oggetti più fotogenici dell’universo. Visibile a occhio nudo nell’omonima Costellazione, questa nebulosa è da sempre bersaglio degli sguardi appassionati dei più o meno giovani che di sera escono ad ammirare lo splendore della volta celeste.

Oltre a essere un vero e proprio spettacolo della natura dal punto di vista estetico, la Nebulosa di Orione è un oggetto estremamente interessante anche dal punto di vista scientifico. A una distanza di poco meno di 1.500 anni luce da noi, è la più vicina fra tutte quelle regioni che danno vita a stelle molto massicce, con una massa cioè di alcune decine di volte superiore a quella del nostro Sole. Diversi studi hanno mostrato che la nascita di stelle massicce è sempre accompagnata dalla nascita di un grandissimo numero di stelle meno massicce e più simili al Sole - circa 3.000 stelle nel caso di Orione; ne segue che la maggior parte delle stelle presenti nell’universo devono essersi formate in questo tipo di regioni.

Per tale motivo, la Nebulosa di Orione è un candidato privilegiato per lo studio dei meccanismi connessi alla formazione stellare.

Nel processo che porta alla nascita di una stella, parte del materiale della nebulosa (gas e polvere) che si trova in prossimità della stella nascente acquista una notevole velocità di rotazione e va così a formare un cosiddetto disco circumstellare. Mentre una certa frazione del materiale presente in questo disco rotante si impatta sulla stella centrale, il restante materiale rimane più a lungo nel disco; fenomeni quali l’aggregazione e coagulazione dei grani di polvere o il collasso di regioni ad alta densità all’interno del disco daranno vita a oggetti via via più grandi, fino alla possibile formazione di pianeti rocciosi, visti come enormi grani di polvere, o gassosi, in cui la maggior parte della materia è contenuta in un’atmosfera di gas.