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ASTROFISICA/ I “dischi volanti” di Orione, alla scoperta del luogo dove nascono le stelle

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Simile a un grazioso dipinto ad acquerello, la Nebulosa di Orione è uno degli oggetti più fotogenici dell’universo. Visibile a occhio nudo nell’omonima Costellazione, questa nebulosa è da sempre bersaglio degli sguardi appassionati dei più o meno giovani che di sera escono ad ammirare lo splendore della volta celeste.

Oltre a essere un vero e proprio spettacolo della natura dal punto di vista estetico, la Nebulosa di Orione è un oggetto estremamente interessante anche dal punto di vista scientifico. A una distanza di poco meno di 1.500 anni luce da noi, è la più vicina fra tutte quelle regioni che danno vita a stelle molto massicce, con una massa cioè di alcune decine di volte superiore a quella del nostro Sole. Diversi studi hanno mostrato che la nascita di stelle massicce è sempre accompagnata dalla nascita di un grandissimo numero di stelle meno massicce e più simili al Sole - circa 3.000 stelle nel caso di Orione; ne segue che la maggior parte delle stelle presenti nell’universo devono essersi formate in questo tipo di regioni.

Per tale motivo, la Nebulosa di Orione è un candidato privilegiato per lo studio dei meccanismi connessi alla formazione stellare.

Nel processo che porta alla nascita di una stella, parte del materiale della nebulosa (gas e polvere) che si trova in prossimità della stella nascente acquista una notevole velocità di rotazione e va così a formare un cosiddetto disco circumstellare. Mentre una certa frazione del materiale presente in questo disco rotante si impatta sulla stella centrale, il restante materiale rimane più a lungo nel disco; fenomeni quali l’aggregazione e coagulazione dei grani di polvere o il collasso di regioni ad alta densità all’interno del disco daranno vita a oggetti via via più grandi, fino alla possibile formazione di pianeti rocciosi, visti come enormi grani di polvere, o gassosi, in cui la maggior parte della materia è contenuta in un’atmosfera di gas.

 

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