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SCOPERTA/ Rifarsi i muscoli? Una questione di cellule

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Innanzitutto abbiamo isolato la popolazione di cellule che viene attivata dal danno tissutale attraverso la tecnica della citometria di flusso. È una tecnica che permette la misurazione e la caratterizzazione di cellule sospese in un mezzo fluido. Rende possibile la misurazione di proprietà multiple di singole cellule permettendo cosi una dettagliata analisi qualitativa e quantitativa. Una volta isolate abbiamo testato le cellule sia in vitro che in vivo tramite trapianti in diversi tessuti (ad esempio trapianti sottocutanei e intramuscolari) seguendone l’espansione e il destino in seguito ad un danno tissutale. Inoltre abbiamo studiato in vitro l’interazione tra le FAP e le cellule satelliti mischiandole tra loro.

 

Alla luce dei vostri risultati, quali sono le possibili applicazioni terapeutiche?

 

Una delle ovvie applicazioni si basa sul fornire alle FAP quel famoso “segnale di ritorno” in grado di “convincere” queste cellule a sparire in modo tale da non generare fibrosi. Considerando che le FAP non si trovano solamente nel tessuto muscolare, riuscire a bloccare la fibrosi in tessuti come polmoni, reni e cuore sarebbe un risultato potenzialmente enorme.

 

In conclusione, quali sono i futuri step del vostro filone di ricerca?

 

In assoluto stiamo concentrando le nostre forze nell’identificare il segnale di ritorno. Inoltre una delle priorità è sicuramente quella di trovare molecole con potenziale terapeutico in grado di controllare l’espansione e la sopravvivenza delle FAP.

 

(a cura di Daniele Banfi)



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