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HAITI/ Le tre sfide di Port-au-Prince per risorgere dal terremoto

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In questi giorni Vale è intervenuto sulle pagine web del MIT proprio sulle prospettive della ricostruzione di Haiti, lanciando un preoccupato messaggio e qualche interessante spunto di riflessione. Sono tre, secondo lo studioso, le sfide cui deve far fronte un’esperienza di ricostruzione urbana. C’è il livello della ricostruzione fisica: sia in termini delle strutture necessarie alla esigenze primarie della vita quotidiana, ma anche in termini di strutture di tipo più simbolico, come i palazzi sedi di istituzioni civiche o gli edifici religiosi. C’è poi il livello socio-economico, che nel caso di Haiti incontrerà difficoltà supplementari data la situazione di povertà diffusa e profonda anche prima del disastro. Infine ci sono le sfide di tipo più emotivo e affettivo, che devono fare i conti con le gravi perdite personali subite più o meno da tutti. Ciascuna di queste tre sfide implica una particolare forma di resilienza. E qui c’è un primo suggerimento inaspettato nel discorso di Vale. Per gli haitiani, sostiene il guru del MIT, la resilienza potrà essere sostenuta sostanzialmente dalla fede e in questo senso la ricostruzione della Cattedrale e degli altri luoghi di culto sarà certamente vista come una pietra miliare simbolica fondamentale, segno promettente di recupero.

Certo, un tema che ha dominato i dibattiti analoghi e che piace molto ai pianificatori è quello di risollevarsi dalle catastrofi cogliendo le opportunità per imparare a costruire meglio. Pure questo sarà possibile ad Haiti, che indubbiamente non brillava per la sicurezza, efficienza e stabilità dei suoi edifici.

 

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