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SCOPERTA/ Ecco perché la nostra mente "colora" i numeri

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La procedura sperimentale usata è quella conosciuta col nome di compito Stroop. Nella sua forma classica si presentano dei nomi di colori scritti con l’inchiostro sbagliato, come per esempio la parola ROSSO scritta in blu. Il compito è di denominare il colore dell’inchiostro ignorandone la parola. In questo esempio si deve dire blu e non rosso. Poiché la lettura della parola è automatica e difficile da inibire, si osserva un’interferenza che rallenta l’esecuzione del compito e fa commettere errori. Al partecipante sinesteta sono stati presentati dei numeri singoli, degli insiemi di pallini casuali e delle configurazioni di dadi colorati sia “giusti”, cioè con il colore da lui normalmente percepito per quel numero, che “sbagliati”, cioè con il colore associato a un altro numero. Essendo la percezione sinestetica automatica e involontaria questa crea un’interferenza quando il colore dell’inchiostro è “sbagliato”.

 

Che risultati avete ottenuto?

 

Per il partecipante solo i numeri danno luogo a una percezione secondaria di colore, le facce del dado e gli insiemi casuali no. Si è però osservato, dai tempi di reazione e dagli errori, che anche le configurazioni del dado e gli insiemi casuali di puntini hanno creato interferenza. Quando apparivano per esempio due puntini blu anziché rossi (ricordiamo che per questo partecipante il numero due è rosso) il partecipante era rallentato e occasionalmente si sbagliava dicendo rosso. Questo indica che l’interferenza avviene anche in assenza di una percezione esplicita del colore per il nostro partecipante.

 

Come spiegarlo?

 

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