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ALLUVIONI/ L’esperto: dalla piena del Tevere al lago di Massaciuccoli, ecco come evitare incidenti

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Sarebbe stato necessario rimuovere lo spesso strato di terreno torboso su cui posano gli argini o realizzare intorno al lago manufatti di difesa con fondazioni profonde. Entrambe tali soluzioni sarebbero risultate enormemente onerose e quindi sono state scartate in quanto il rischio di esondazione per rottura arginale non è tutto sommato molto elevato proprio perché gli argini sono di altezza molto limitata e quindi poco cimentati; sono inoltre controllabili più efficacemente durante una piena sempre per la loro contenuta altezza.

 

In genere, ci sono altri fattori, oltre alle piogge (ambientali, naturalistici, meteorologici, geodinamici) che possono aumentare le minacce di esondazione?

 

I fattori che, oltre alle piogge, possono aumentare le minacce di esondazione sono prevalentemente gli interventi antropici di vario genere. Basti pensare per esempio a tutti gli interventi sui bacini che riducono il tempo di corrivazione, provocando una diminuzione dei tempi di formazione delle piene con un conseguente aumento delle portate di picco; agli interventi di impermeabilizzazione di vaste superfici, che provocano un forte aumentano del coefficiente di deflusso; agli interventi di urbanizzazione in zone limitrofe agli alvei, che sottraggono enormi volumi alla libera espansione delle acque durante le piene, costringendo i corsi d’acqua a defluire in spazi più angusti, con conseguente incremento delle portate massime. Tra l’altro, tali aree sono quelle a più elevato rischio idraulico, non solo a causa della frequenza e dell’entità delle esondazioni, ma anche per l’elevata gravità dei danni, non solo economici, conseguenti alle esondazioni stesse. Oltre a quelli citati, diversi altri interventi antropici giocano un ruolo rilevante sul pericolo di esondazione.

 

I sistemi di controllo e monitoraggio possono permettere di intervenire in tempi utili?

 

I sistemi di controllo e monitoraggio risultano senz’altro efficaci. Basti pensare ai sistemi di preannuncio delle piene in tempo reale, basati sulla previsione delle precipitazioni meteoriche e, per i fiumi che hanno un bacino imbrifero sufficientemente esteso (Po, Tevere, Arno, Adige ecc.), sulle precipitazioni già verificatesi fino a un determinato istante e sugli idrogrammi di piena rilevati fino allo stesso istante in tutte le stazioni idrometriche esistenti sull’asta principale e sugli affluenti a monte del tronco in cui si vuole fare la previsione. Ciò permette di prevedere la piena con un anticipo temporale tale da poter mettere in atto tutti gli interventi possibili per ridurre l’entità della piena stessa (per esempio, con l’apertura di paratoie che alimentano scolmatori e casse di laminazione, con una opportuna gestione dei laghi artificiali ecc.) e per aumentare temporaneamente la capacità di deflusso degli alvei (per esempio, con un sopralzo provvisorio degli argini e delle difese di sponda in genere, mediante sacchetti di sabbia, paratoie ecc.); è inoltre possibile allertare la popolazione, in modo da limitare i danni conseguenti a eventuali esondazioni.

 

Vengono applicate tutte le risorse tecnologiche oggi disponibili?

 

Certo, ma occorre sottolineare che è molto importante il controllo sistematico delle arginature, per potere intervenire ai primi accenni di cedimento o danni d’altro genere. È altresì importante il controllo degli argini durante le piene stesse, in modo rilevare il verificarsi di eventuali corrosioni, di infiltrazioni e di fontanazzi, che preannunciano la possibilità di crolli improvvisi; in questi casi si può prevenire il crollo arginale mediante una serie di interventi di somma urgenza.

 

In Italia tali sistemi sono efficienti?

 

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