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ALLUVIONI/ L’esperto: dalla piena del Tevere al lago di Massaciuccoli, ecco come evitare incidenti

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In Italia i sistemi di monitoraggio della Protezione Civile e delle Autorità di Bacino dei corsi d’acqua più importanti utilizzano le moderne tecniche oggi disponibili e sono senz’altro efficienti. 

 

Che tipo di interventi si dovranno fare in futuro, sia sul Lago sia nell'intero bacino idrografico, per prevenire casi analoghi?

 

Per quanto riguarda il lago di Massaciuccoli, a mio avviso gli interventi più opportuni per evitare che possano crearsi frequenti situazioni di pericolo sono da effettuare sul bacino idrografico. Tali interventi consistono nel ridurre le portate massime e i volumi idrici complessivi che durante le piene dei vari immissari vengono scaricati nel lago e nell’aumentare, quando è necessario, i volumi che il lago stesso scarica attraverso gli emissari, magari con l’ausilio e il potenziamento del sollevamento meccanico. In questo modo si riesce a tenere sotto controllo il livello massimo del lago, evitando che possa raggiungere quote pericolose e tali da destare allarme. Gli interventi diretti sul lago che risultano possibili sono costituiti da un modesto rialzamento delle sommità arginali in alcuni tratti e nel dragaggio del lago, in modo da far aumentare il volume invasabile. Tali interventi risultano molto più difficili e onerosi: riguardo al primo, ho già riferito rispondendo alla prima domanda.

 

E riguardo al dragaggio?

 

Posso dire che, per risultare efficace, dovrebbe essere di notevole entità, e poiché un dragaggio del lago, per quanto mi risulta, non è mai stato effettuato, i sedimenti da asportare potrebbero risultare, con elevata probabilità, molto inquinati e quindi classificabili come rifiuti speciali per cui i costi di smaltimento sarebbero estremamente elevati.

 

Il caso del lago di Massaciuccoli potrebbe verificarsi anche in altre zone d'Italia?

 

In teoria ciò non si può escludere a priori. Tuttavia il lago di Massaciuccoli rappresenta un caso del tutto particolare; è infatti molto difficile trovare un lago, nei pressi del mare, il cui livello di piena risulti più alto del terreno circostante, per cui le aree limitrofe al lago devono essere difese da eventi alluvionali mediante arginature, sia pure di modesta altezza. Quando il lago non è contornato da argini, le esondazioni dovute a un innalzamento del livello liquido sono molto graduali e interessano aree di limitata estensione, in quanto sono contenute dal naturale rialzamento del terreno circostante. Le inondazioni quindi, per l’entità sia delle superfici allagate, sia dei tiranti idrici, non sono assolutamente paragonabili a quelle che possono verificarsi a seguito di un crollo di un tratto arginale di un lago arginato.

 

Gli argini dei fiumi italiani sono mediamene sicuri o siamo a rischio?

 

Gli argini dei fiumi italiani sono soggetti a un continuo controllo, per cui sono senz’altro generalmente sicuri. Data però l’enorme lunghezza complessiva degli argini di tutti i fiumi, è inevitabile che, a seguito di eventi eccezionali, qualche tratto arginale possa andare in crisi e che quindi possa essere tracimato o peggio andare incontro a cedimenti e crolli.



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