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SPAZIO/ Erano granelli di polvere, ora sono pianeti

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 Questa strana emissione osservata a 3,6 micron è stata interpretata come luce proveniente da stelle fuori dalla regione (e non da stelle in formazione all’interno) che viene deviata dai grani di polvere presenti nella regione. La cosa interessante è che affinché questa radiazione infrarossa possa essere deviata in modo efficace, i grani devono avere una dimensione di circa 1 micron, e quindi maggiore di quelli presenti in regioni meno dense della galassia.


Una spiegazione alternativa riguardava l’emissione diretta da parte di polvere calda di dimensioni molto inferiori al micron, scaldata da raggi UV provenienti da stelle vicine. Questa seconda spiegazione è stata però scartata dalle stesse osservazioni: secondo tale ipotesi l’emissione dovrebbe avvenire prevalentemente dalle regioni più esterne del core, dove i raggi UV possono scaldare la polvere, ma ciò è in disaccordo con quanto osservato da Spitzer.


La presenza di grani grandi di circa 1 micron che deviano la luce interstellare rimane quindi l’unica ipotesi tuttora formulata che spiega le osservazioni infrarosse. Fino a poche settimane fa, questo tipo di fenomeno era stato notato in una sola nube molecolare. Per capire se il caso di L183 sia unico o se invece questo tipo di fenomeno sia comune ad altre nubi, lo stesso gruppo ha riesaminato una grande quantità di osservazioni già effettuate da Spitzer ed ha recentemente pubblicato i risultati sulla rivista Science.


Ciò che le osservazioni hanno mostrato è che su 110 nubi molecolari circa la metà mostra le stesse caratteristiche di L183: per una frazione considerevole di regioni, i primi passi della crescita dei grani di polvere avvengono durante le primissime fasi della formazione stellare. In realtà, a questa conclusione erano giunti altri ricercatori attraverso recenti studi a lunghezze d’onda maggiori.

 

 

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