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SPAZIO/ Erano granelli di polvere, ora sono pianeti

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In astrofisica però, come in tutte le discipline scientifiche, è molto importante avere diverse indicazioni a favore di una certa teoria ottenute con metodi fra loro indipendenti. Ciò è fondamentale poiché, qualora ci si rendesse conto che l’interpretazione da parte di uno di questi metodi fosse scorretta, o tralasciasse qualche aspetto importante - fatto questo molto frequente anche nella scienza - la teoria potrebbe comunque poggiare su altre indicazioni da metodi indipendenti.


Occorre inoltre notare come, nonostante questi studi dimostrino che il processo di agglomerazione dei grani di polvere può partire molto presto, sia impossibile pensare che l’intero processo di formazione dei pianeti possa continuare ad avvenire nei core delle nubi molecolari. Per potere investigare le fasi “calde” della formazione di pianeti, è necessario osservare fasi successive della formazione stellare, in cui la polvere si concentra in sistemi con maggiore densità rispetto ai core: i dischi proto-planetari.


Lo studio dei dischi proto-planetari rappresenta uno dei principali temi scientifici che verranno investigati dal James Webb Space Telescope (JWST), il telescopio spaziale che farà da successore a Spitzer (lancio previsto nel 2014). 

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