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STAMINALI/ Vescovi: la speranza per la SLA (e non solo) è depositata nella Biobanca

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Stiamo pensando di allargare queste sperimentazioni ad altri tipi di malattie come quelle genetiche-metaboliche in età pediatrica (morbo di Tay Sachs) e, successivamente, anche a forme gravemente invalidanti di sclerosi multipla.

 

Quali sono in breve i vantaggi del vostro metodo?

 

Per poter parlare di vantaggi ci dovrebbe essere qualcosa di comparativo. Attualmente io non vedo altri metodi che consentano di fare quello che noi possiamo fare. L’unica sperimentazione progettata con le staminali embrionali, che di fatto sta ancora per partire, ha richiesto 40 milioni di dollari e non è proponibile su nessuna scala pratica. Non è quindi un metodo che compete con un altro: semplicemente, non ce n’è un altro.

 

Lei si riferisce ai test annunciati dalla Geron?

 

Sì. Devo aggiungere che non credo sia necessario spendere tutti quei soldi per una sperimentazione e penso che quella non sia neppure la sperimentazione che loro stessi avevano inizialmente preparato. Rifiuto nel modo più totale quanto affermato dall’amministratore delegato di Geron e cioè che quello è l’unico modo di produrre le cellule adatte per il trapianto nei pazienti. Noi, infatti, lo facciamo e, se mi è permessa la battuta, ai ricercatori della Geron che volessero venire qui nel nostro laboratorio a prenderle potremmo darne un secchiello pieno a costo zero. Di queste sperimentazioni non penso né bene né male. Dico solo che: primo, non c’era bisogno di utilizzare cellule staminali embrionali; secondo, trovo sospetto che un trial clinico parta nel momento in cui si manifestano alternative, come quella della staminali cerebrali o quella della riprogrammazione cellulare. Non posso non pensare a una mossa politica.

 

In che senso?


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