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STAMINALI/ Vescovi: la speranza per la SLA (e non solo) è depositata nella Biobanca

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Sì. La tecnica della riprogrammazione si sta avvicinando a grande velocità alla possibilità della sperimentazione clinica. Ricordo peraltro che con questa tecnica è possibile clonare le cellule, quindi non c’è più il problema del rigetto e la clonazione ha un’efficienza assolutamente vincente. Inoltre non presenta alcun problema di tipo etico.

 

Anche voi state svolgendo ricerche in questa direzione?

 

Sì, ci stiamo muovendo in questa prospettiva. Mentre adesso per la genesi delle cellule e la loro modificazione partiamo dal tessuto cerebrale, stiamo sviluppando un progetto per cui le cellule che entrano nel processo, che pure rimane identico, non saranno più le cellule cerebrali ricavate dagli aborti spontanei ma verranno dalle cellule riprogrammate del paziente. È un’operazione che sappiamo fare molto bene con le cellule di topo; ci basta ora avere a disposizione le cellule riprogrammate umane: per questo ho messo a punto uno specifico progetto con l’Istituto Mendel di Roma.

 

Il vostro centro di Terni si pone ormai come un punto di eccellenza e anche di servizio a livello internazionale?

 

Prossimamente devo partecipare al congresso mondiale di neuroscienze e lì lancerò questa proposta: che la Biobanca di Terni i diventi un punto di riferimento internazionale per tutti quei ricercatori che hanno evidenze preliminari della possibilità, se avessero a disposizione le cellule adatte, di condurre una sperimentazione clinica. Ebbene, la mia proposta è che qui possano avere accesso alle cellule già di grado clinico, per testarle su animali e poi per allargare subito la sperimentazione sull’uomo. Tutto ciò dovrebbe essere condotto su base no-profit e così moltiplicare il numero di sperimentazioni cliniche nel mondo. Oggi infatti il collo di bottiglia per queste sperimentazioni è la disponibilità di cellule di grado clinico umane ed è proprio ciò che ci è stato certificato.


(a cura di Mario Gargantini)



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