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SPAZIO/ Si fa presto a dire pianeta "abitabile"

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È, poi, assolutamente falso che l’equazione di Drake dimostri alcunché, e in particolare che «esistono 5 milioni di pianeti abitati da altri esseri viventi, di cui 5mila con una civiltà evoluta», dato che non abbiamo ancora la benché minima idea di quale sia il corretto valore di alcuni dei suoi termini. Fino a quando non avremo conoscenze più precise, dunque, essa serve solo a dare un quadro di riferimento teorico per le nostre ipotesi, permettendo di calcolare quanti pianeti abitati “ci sarebbero” posto che i termini ignoti avessero determinati valori.


Frank Drake (della cui amicizia mi onoro ormai da tempo) è il primo ad essere perfettamente cosciente di ciò: e infatti in questi anni l’ho visto diverse volte cambiare le sue stime e i conseguenti ipotetici “risultati” che ne derivano. Il valore di 5mila civiltà tecnologiche nella sola Galassia riportato nell’articolo è appunto solo uno di tali risultati ipotetici: e spiace che anche uno scienziato serio come Cosmovici (sempre che le sue parole siano state riportate correttamente dall’intervistatore, beninteso) abbia ceduto alla tentazione di presentarlo come un risultato assodato.


Invece non solo non è così, ma sarebbe facile dimostrare che, facendo stime solo leggermente diverse, si può arrivare ad avere come risultato una sola civiltà tecnologica (la nostra), non solo nella Galassia, ma addirittura nell’intero Universo. Infine, sarebbe bene rendersi conto una volta per tutte che l’importanza dell’esplorazione dello spazio sta nelle conoscenze che ci può fornire sul mondo in cui viviamo e, indirettamente, anche su noi stessi, e non (ricadute tecnologiche a parte) in una qualche utilità pratica, che non ha e non può avere, se non altro per ragioni economiche.


Quando poi si parla di viaggi al di fuori del sistema solare, a ciò si aggiunge anche un problema di fattibilità tecnica che, almeno a quanto ne sappiamo, sarà probabilmente insormontabile anche nel più lontano futuro. E, in ogni caso, le tecnologie sarebbero così complesse e costose che si potrebbe pensare solo a missioni esplorative o al massimo (ma è già quasi fantascienza) allo stabilimento di qualche colonia. Pensare di trasferirci in massa su un altro pianeta per risolvere i nostri (veri o presunti) problemi ambientali, per quanto “politically correct”, è un’idea che non ha il minimo fondamento scientifico.



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