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GEOFISICA/ Quando la calamita terrestre perde la bussola

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La terra è un magnete. Spesso ce ne dimentichiamo, ma le sue eccezionali caratteristiche, che ne fanno un luogo ospitale per la vita, sono intimamente legate a questo fatto: la Terra è avvolta da un campo magnetico prodotto proprio dal suo nucleo.

Nel 1800 il fisico danese Oersted scoprì che cariche elettriche in accelerazione generano un campo magnetico che si avvolge in senso antiorario intorno al filo che lo genera. Secondo le più consolidate teorie geofisiche, la Terra al suo interno è sede di correnti di metallo surriscaldato fino allo stato liquido e perciò in parte ionizzato (quindi carico elettricamente) che scorrono in un determinato senso intorno alla parte più interna del nucleo.

Grazie a queste vere e proprie correnti si genera dunque il capo magnetico terrestre; esso è ciò che determina il funzionamento delle bussole: l'ago magnetizzato si orienta parallelamente alle linee di forza del campo magnetico terrestre, indicando sempre il Nord magnetico. Si ritiene perfino che anche alcuni animali migratori siano sensibili al campo magnetico terrestre e che si orientino perciò in base a esso.

Una delle scoperte geofisiche più sorprendenti degli ultimi decenni mostra che il campo magnetico terrestre muta direzione nel tempo, arrivando a invertirsi periodicamente. Come si è potuto ipotizzare una tale mutazione? A quali misteriosi segni gli scienziati si sono dovuti appellare? Le prove di questa mutazione su scala planetaria sono da ricercare su base microscopica: in natura esistono cristalli sensibili ai campi magnetici, la cui disposizione spaziale, cioè, dipende dalla presenza delle linee di forza di un campo magnetico; se fossero liberi di muoversi nello spazio, si comporterebbero proprio come i minuscoli aghi di altrettanto minuscole bussole incastonate nella struttura microscopica di rocce e minerali.

L'orientazione è fisicamente possibile in un materiale non ancora allo stato solido come per esempio la lava, roccia fusa. Il segno delle variazioni del campo magnetico è da ricercare proprio qui e da queste analisi i geologi hanno scoperto che le colate laviche di alcuni vulcani o nei pressi delle faglie oceaniche mostrano lava solidificata orientata magneticamente in un senso o nell'altro a seconda dell'età della colata stessa. Lo studio delle età di tali colate ha consentito di determinare un periodo medio di inversione dei poli magnetici terrestri intorno ai 200.000 anni, con un periodo intermedio di “migrazione” dei poli che dura circa 4-5.000 anni.
 



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