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CLIMA/ Hedegaard (commissario Ue): noi siamo pronti per il dopo-Kyoto

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Tenendo conto che alle emissioni globali di CO2 l’Europa contribuisce per il 14%, mentre un buon 20% va agli Usa e un altro 20% alla Cina, si capisce che i problemi non verranno certo dal Vecchio Continente: «A Cancun andiamo con la stessa disponibilità e gli stessi ambiziosi obiettivi che avevamo a Copenhagen, ma tutto dipenderà dal comportamento degli altri grandi. Io penso che si potranno ottenere dei risultati circa il problema della lotta alla deforestazione: ritengo possibile un accordo quadro sulle foreste, il mondo è ormai pronto per firmare un accordo del genere. Altri passi importanti si potranno fare in vista di nuove azioni cooperative  per le misure di adattamento ai cambiamenti climatici e anche per trovare finanziamenti per l’innovazione e il trasferimento tecnologico. Quanto a un accordo generale e vincolante, troppe sono le incertezze».

Peraltro, nello staff della DG Clima c’è la consapevolezza che non ci si possa permettere un altro insuccesso: Cancun deve riuscire, o almeno stabilire una solida base per il successivo COP 17 nel 2011 in Sud Africa. «è vero che il processo delle conferenze Onu è macchinoso e lento, ma non mi sembra che ci siano alternative». Con questo spirito la Hedegaard ha affrontato le tappe verso Cancun: dopo una serie di summit in settembre e ottobre, nella prossima settimana ci sarà in Messico una riunione preliminare a livello ministeriale e lì si potranno già delineare i possibili orientamenti.

Intanto, accanto alle trattative e ai dibattiti ci sono azioni come quella decisa dalla Commissione Europea pochi giorni fa, che fissa un tetto al numero di quote di emissione che saranno disponibili nell'ambito del sistema UE di scambio di emissioni (ETS) nel 2013: il “tappo”, stabilito in 2.039 milioni, si tradurrà in un calo 21% delle emissioni rispetto al livello del 2005 entro il 2020.
È un altro passo verso il raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto. 

La CE ha appena ultimato un rapporto per il Parlamento Europeo nel quale si dichiara convinta della possibilità per i Quindici di conseguire questo traguardo. I dati presentati nel rapporto mostrano che le emissioni di gas serra nei quindici Paesi sono scese per il quinto anno consecutivo e le proiezioni stimano ulteriori decrementi (anche se con la complicità dell’attuale fase di recessione economica). Più precisamente, chi si avvia sulla strada di Kyoto sono sei stati membri (Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Svezia e UK) mentre Paesi come Italia e Austria fanno ancora fatica a raggiungere il loro target.

 



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