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CLIMA/ Hedegaard (commissario Ue): noi siamo pronti per il dopo-Kyoto

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Ma incombe il problema del dopo Kyoto: il protocollo infatti scade nel 2013 e ci si interroga se e come proseguire. «Noi siamo pronti per un secondo Kyoto, ma non in modo incondizionato. Anche perché Kyoto copre solo un terzo del problema e bisogna comunque ampliare il campo di intervento.

Di fronte alla difficoltà obiettiva di trovare questo largo accordo, alcuni dicono che è meglio rinunciare a delle norme vincolanti internazionali e che potrà essere il mercato stesso a trovare le sue regole e un suo assestamento. Io non lo credo; e l’esperienza dell’Europa me lo conferma: senza dei traguardi da rispettare è molto facile che le contingenze prevalgano e che ci si lasci distrarre da altri obiettivi. Basta pensare a come è cambiato in questi anni, sulla spinta di Kyoto, il modo di affrontare certi problemi, come l’abitare o i trasporti».

Per gli anni che separano le due date fatidiche, 2013 e 2020, il citato rapporto della CE, oltre a richiamarsi alla “Effort Sharing Decision” e alle rinnovate direttive ETS, suggerisce delle linee che vanno dallo stabilire obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili, alla emanazione di nuovi standard di emissione per i veicoli, alla direttiva CCS (relativa alle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2) e alla direttiva Fuel Quality (sulla qualità dei carburanti).



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