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ALIMENTAZIONE/ Là dove non arriva il sommelier, ecco il test delle proteine sospette

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«Analizzando diversi vini bianchi e rossi abbiamo riscontrato residui compresi tra i 20 e gli 80 microgrammi. Quantità che di certo non causano shock anafilattici ma che possono essere causa di malesseri di varia natura. Vini, che secondo quanto dichiarato dai produttori, non dovrebbero contenere tracce di sostanze chiarificanti poiché eliminate attraverso il processo di filtrazione» dichiara il professor Righetti.

La tecnica sviluppata consiste nella preparazione di piccole sfere contenenti sulla superficie dei peptidi lunghi sei residui amino-acidici. Queste, poste nel liquido da analizzare, fungono da esca alle proteine presenti nel liquido. Ciò permette di catturare tutte le proteine in sospensione  e di calcolarne l'esatta quantità.

Oltre ad aver individuato minime tracce di agenti chiarificanti, l'analisi del gruppo milanese effettuata su alcuni vini rossi dell'annata 2009 ha permesso di riscontrare anche delle tracce di proteine provenienti da funghi patogeni. «La tecnica da noi sviluppata rappresenta dunque un'arma in più per il consumatore. Spero che le associazioni di settore e la Comunità Europea, venendo a conoscenza della nuova metodologia d'indagine, possano tenerne conto per analisi future volte a tutelare la salute del consumatore» conclude Righetti.

(a cura di Daniele Banfi)



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