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BENEDETTO XVI/ Gli scienziati non creano il mondo ma imparano dalla realtà

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 Per evitare questa divaricazione, il Papa ribadisce la natura della conoscenza scientifica e ne indica con nettezza il compito: che era e rimane «una paziente e appassionata ricerca della verità sul cosmo, sulla natura e sulla costituzione dell’essere umano».


I due aggettivi che accompagnano il termine ricerca - paziente e appassionata – sembrano venire incontro a un esigenza che sta emergendo dal mondo della ricerca: è la sottolineatura dell’atteggiamento personale col quale affrontare il lavoro scientifico; per renderlo un’esperienza umanamente significativa e rispettosa della realtà e per evitare la schizofrenia che porta all’esaltazione presuntuosa quando arriva qualche risultato o alla delusione rinunciataria quando la natura sembra non voler svelare i suoi segreti.


Sono due aggettivi in effetti poco utilizzati nel dibattito pubblico. Il primo per la pressione di un certo modo prevalente di fare scienza, giocato tutto sulla competitività, sulla corsa alla pubblicazione, sulla misurazione dell’Impact Factor (l’indicatore del numero medio di citazioni ricevute sulle riviste scientifiche).


Il secondo non solo poco usato ma anzi osteggiato: come se la passione per la verità potesse impedire il raggiungimento di risultati “obbiettivi”. Viceversa, i più grandi scienziati di tutti i tempi confermano quanto la passione, lungi dall’essere alternativa al rigore metodologico, è piuttosto un fattore che incrementa la capacità di indagine e incanala più facilmente tutta la tensione della ricerca verso quei frammenti di verità che lo scienziato desidera scoprire. Insomma, uno scienziato appassionato vede di più, intuisce di più, scopre di più.


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COMMENTI
02/11/2010 - Scienziati e ingegneri (Gianluca Lapini)

Quando sento affermazioni giustissime sulla scienza come quelle del papa, mi viene in mente anche la famosa frase di Theodore Von Karman, grande studioso di aerodinamica del XX secolo: "Lo scienziato descrive quel che c'é già, l'ingegnere crea quel che non c'è ancora" che mi sembra aggiunga un livello ulteriore di drammaticità rispetto alla dimenticanza e alla hubris con cui molti scienziati trattano le loro scoperte. In effetti la tecnica é lo strumento che fin dagli inizi della storia umana, ha reso capace l'uomo di affiancarsi concretamente all'azione creativa di Dio, non semplicemente di capire ciò che Dio ha fatto nella creazione, inventando e costruendo cose che senza l'uomo non sarebbero mai esistite sulla faccia della Terra (certamente, usando la materia e la conoscenza della materia esistente). Così la tecnica ha dato all'uomo, specie negli ultimi due secoli, gli strumenti per esplicare la sua natura di essere "naturalmente artificiale" creando una infinità di occasioni per il progresso materiale della sua vita, ma anche la possibilità di concretizzare tutta la potenza di male cui il suo cuore é capace. Dimenticare che tutto quanto si inventa, si fa e si costruisce é una meravigliosa ed insperabile occasione per partecipare della potenza creativa divina, mi sembra ancora più drammatico, per i tecnici, di quanto lo sia per gli scienziati il dimenticare che quanto si capisce della struttura della realtà non aggiunge un epsilon al fatto che essa ci é data.

 
31/10/2010 - Tempi, Papi, Scienza e Tecnologia (Antonio Servadio)

Qualcosa è cambiato, ora non abbiamo Papi contrari alla scienza ma Papi favorevoli alla scienza: riflettono serenamente su di essa, non la temono ne' la esaltano. Le riflessioni esposte nell'articolo sono condivise da molti scienziati, più di quelli che sembrerebbe leggendo certi quotidiani. E' poi molto vero che gli scienziati non "creano il mondo". Altrettanto vero è che la tecnologia cambia il mondo. La scienza consiste nello sforzo e nell'atto di conoscere; la tecnologia utilizza la scienza per intervenire sulla realtà. Il giudizio su scienza e tecnologia può riguardare unicamente gli scopi per cui si agisce. Possiamo studiare e sfruttare le energie atomiche per produrre energia, altrettanto possiamo utilizzarle per affinare strumenti distruttivi. Possiamo studiare l'infertilità per rendere fertili gli infertili o possiamo investire sulla fertilizzazione artificiale. Il discriminante non è nè la scienza nè la tecnologia: è la libera scelta umana. Scienza e tecnologia non sono mai "sbagliate".