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BENEDETTO XVI/ Gli scienziati non creano il mondo ma imparano dalla realtà

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Sulla stessa linea di pensiero si colloca un’altra preziosa osservazione circa il beneficio che l’attività scientifica può ricavare «dal riconoscimento della dimensione spirituale dell’uomo e dalla sua ricerca delle domande ultime che consentono il riconoscimento di un mondo che esiste indipendentemente da noi e che non possiamo comprendere pienamente, che possiamo comprendere solo nella misura in cui comprendiamo la sua inerente logica».

 

Ritorna quindi il tema dell’allargamento della ragione e di un’apertura necessaria alla scienza stessa per essere più se stessa e per superare l’iper specialismo che, illudendoci di raggiungere il massimo di conoscenze in un settore, porta a una frammentazione incapace di poggiare su una base unitaria e di arrivare a una visione sintetica, alla quale nessun uomo può rinunciare a cuor leggero.

 

In tutto questo risulta fondamentale l’idea di creazione, oggetto tra l’altro di un acceso dibattito nei mesi scorsi innescato dall’ultimo libro di Stephen Hawking (che peraltro, è uno degli accademici pontifici, cooptato per i suoi meriti scientifici, forse un po’ meno per le sue elucubrazioni para-filosofiche).

 

Parlare di creazione significa parlare della condizione stessa per poter fare scoperte: se la natura non fosse frutto di una incessante e razionale opera creatrice ma fosse il meccanico susseguirsi di eventi necessari o totalmente casuali, non sarebbe possibile scoprire il nuovo e tradurlo in leggi; e vana sarebbe ogni impresa scientifica. «Gli scienziati non creano il mondo; essi imparano qualcosa sul mondo e tentano di imitarlo, seguendo le leggi e l’intelligibilità che la natura ci manifesta».



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COMMENTI
02/11/2010 - Scienziati e ingegneri (Gianluca Lapini)

Quando sento affermazioni giustissime sulla scienza come quelle del papa, mi viene in mente anche la famosa frase di Theodore Von Karman, grande studioso di aerodinamica del XX secolo: "Lo scienziato descrive quel che c'é già, l'ingegnere crea quel che non c'è ancora" che mi sembra aggiunga un livello ulteriore di drammaticità rispetto alla dimenticanza e alla hubris con cui molti scienziati trattano le loro scoperte. In effetti la tecnica é lo strumento che fin dagli inizi della storia umana, ha reso capace l'uomo di affiancarsi concretamente all'azione creativa di Dio, non semplicemente di capire ciò che Dio ha fatto nella creazione, inventando e costruendo cose che senza l'uomo non sarebbero mai esistite sulla faccia della Terra (certamente, usando la materia e la conoscenza della materia esistente). Così la tecnica ha dato all'uomo, specie negli ultimi due secoli, gli strumenti per esplicare la sua natura di essere "naturalmente artificiale" creando una infinità di occasioni per il progresso materiale della sua vita, ma anche la possibilità di concretizzare tutta la potenza di male cui il suo cuore é capace. Dimenticare che tutto quanto si inventa, si fa e si costruisce é una meravigliosa ed insperabile occasione per partecipare della potenza creativa divina, mi sembra ancora più drammatico, per i tecnici, di quanto lo sia per gli scienziati il dimenticare che quanto si capisce della struttura della realtà non aggiunge un epsilon al fatto che essa ci é data.

 
31/10/2010 - Tempi, Papi, Scienza e Tecnologia (Antonio Servadio)

Qualcosa è cambiato, ora non abbiamo Papi contrari alla scienza ma Papi favorevoli alla scienza: riflettono serenamente su di essa, non la temono ne' la esaltano. Le riflessioni esposte nell'articolo sono condivise da molti scienziati, più di quelli che sembrerebbe leggendo certi quotidiani. E' poi molto vero che gli scienziati non "creano il mondo". Altrettanto vero è che la tecnologia cambia il mondo. La scienza consiste nello sforzo e nell'atto di conoscere; la tecnologia utilizza la scienza per intervenire sulla realtà. Il giudizio su scienza e tecnologia può riguardare unicamente gli scopi per cui si agisce. Possiamo studiare e sfruttare le energie atomiche per produrre energia, altrettanto possiamo utilizzarle per affinare strumenti distruttivi. Possiamo studiare l'infertilità per rendere fertili gli infertili o possiamo investire sulla fertilizzazione artificiale. Il discriminante non è nè la scienza nè la tecnologia: è la libera scelta umana. Scienza e tecnologia non sono mai "sbagliate".