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SCLEROSI MULTIPLA/ Giancarlo Comi: Ecco perché le scoperte di Paolo Zamboni non sono sufficienti a spiegare la malattia

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Il professor Paolo Zamboni mercoledì ha presentato la sua cura per la sclerosi multipla in una video-intervista del programma Le Iene. Ilsussidiario.net ha contattato Giancarlo Comi, il maggiore esperto italiano di questa malattia, per chiedergli il suo parere sui possibili sviluppi della terapia di Zamboni. Primario di Neurofisiologia al San Raffaele, Comi ha coordinato una ricerca internazionale grazie a cui è stato messo a punto un farmaco utilizzato da 400mila malati di sclerosi multipla nel mondo (3.500 solo in Italia), ed è quindi la persona più qualificata per valutare quanto può essere promettente la sperimentazione portata avanti da Zamboni. Secondo il chirurgo dell’Università di Ferrara all’origine di numerosi casi di sclerosi multipla ci sarebbe in realtà una malattia chiamata Ccsvi (Insufficienza venosa cronica cerebro spinale). In pratica alcune vene si occluderebbero per una malformazione, facendo ristagnare il sangue nel cervello.


Professor Comi, ritiene che vi sia effettivamente una correlazione tra Ccsvi e sclerosi multipla?
 

Quella di Zamboni non è una teoria nuova, e sono state svolte diverse ricerche per verificare se le cose stiano realmente così. In un primo momento è stata confermata da uno studio Usa, mentre in seguito alcuni studi condotti in Germania, Italia e Stati Uniti ne hanno smentito i risultati. Il primo studio di Zamboni identificava infatti le cause di tutti i casi di sclerosi multipla con la Ccsvi. Ma un gruppo di ricerca Usa ha scoperto che una persona sana su quattro ha le stesse malformazioni alle vene di cui parla Zamboni. Mentre la rivista americana Annals of Neurology ha pubblicato una ricerca da cui risulta che queste alterazioni non sono state trovate nei soggetti malati di sclerosi multipla.
 

Quindi lei non crede alle scoperte di Zamboni?

 

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