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SCLEROSI MULTIPLA/ Giancarlo Comi: Ecco perché le scoperte di Paolo Zamboni non sono sufficienti a spiegare la malattia

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Nella primavera dell’anno prossimo partirà la distribuzione di un nuovo medicinale, il Fingolimod, che attualmente è sotto osservazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco. La sperimentazione ha coinvolto 2.564 pazienti, di cui una parte curata con Fingolimod e una parte con la terapia tradizionale. Se somministrata nei primi dieci anni dal manifestarsi della sclerosi multipla, questa medicina è in grado di ridurre del 60% il rischio di nuovi attacchi e della progressione della disabilità. Nell’ottobre scorso inoltre la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato i risultati di una sperimentazione internazionale coordinata dall’ospedale San Raffaele di Milano. La terapia, a base di glatiramer acetato, può ridurre di quasi la metà il rischio di progressione della sclerosi multipla nei due anni che seguono il primo attacco. In questo caso però è una cura che va iniziata nella fase precocissima della malattia.
 

La sclerosi multipla si può curare anche con un intervento chirurgico?
 

E’ possibile intervenire con un trapianto di midollo, che però ha senso se è realizzato precocemente. Se si riesce a portarlo a termine nei primi sette-otto anni dall’inizio della malattia, nel 70% dei pazienti non si verifica una riattivazione della sclerosi multipla.
 

(Pietro Vernizzi)
 



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