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AMBIENTE/ Quarant’anni per capire e (possibilmente) migliorare il Pianeta

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Il viaggio attraverso queste sezioni è accompagnato da quattro personaggi virtuali (Buz, Eco, Tek e Dug) che arrivano direttamente dal 2050 e rappresentano diverse modalità di approccio alla responsabilità per il futuro del Pianeta. Il percorso si snoda attraverso un tour digitale, con il tipico approccio “hands on” – ormai diffuso nella impostazione museale moderna - studiato appositamente per i bambini come un grande gioco interattivo: una “Carta Pianeta” assegnata a ogni giocatore ne registra via via le abitudini quotidiane per arrivare a indicare, alla fine della mostra, se il suo comportamento sia virtuoso o meno in termini di sostenibilità ambientale.

 


I cinque ambiti individuati sono indubbiamente al centro del dibattito ambientale; ma, trattandosi di un’iniziativa con dichiarato intento educativo, perché non avere anche il coraggio di inserire una voce del tipo “studiare” o almeno “conoscere”? Una proposta di questo tipo è certamente coinvolgente e offre agli educatori numerosi spunti sui quali poi proseguire un (necessario) approfondimento.


Ma siamo proprio sicuri che il modo migliore per responsabilizzare i futuri cittadini del 2050 sia quello di presentare loro il Pianeta come un luogo pericoloso e minacciato da continue emergenze? Forse “incontrare il Pianeta” (è l’invito contenuto nel depliant di presentazione dell’iniziativa) in primo luogo nella sua bellezza, nella ricchezza delle sue risorse e nella delicatezza dei suoi equilibri può far scattare la giusta molla che poi sostiene i comportamenti responsabili.

 

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